Foto di Ilaria Alleva

L’Umbria è tra le regioni che nel corso degli ultimi anni ha perso più negozi al dettaglio ma, allo stesso tempo, è quella dove la dimensione media dei punti vendita è cresciuta di più. Questo è quanto emerge dal primo Rapporto sul commercio in Italia presentato mercoledì da Confcommercio. A livello nazionale la situazione è simile: diminuiscono i negozi al dettaglio – ne sono scomparsi circa 96 mila tra il 2018 e il 2025 – ma i punti vendita che sopravvivono diventano mediamente più grandi, più produttivi e più strutturati. Ad avere la peggio sono stati soprattutto gli ambulanti nei mercati (-27,3 per cento rispetto al 2018) e i titolari di botteghe alimentari (-17,9 per cento).

Dinamica regionale I dati regionali del Rapporto – riferiti al periodo 2018-2023 – evidenziano una distribuzione dei punti vendita del commercio al dettaglio non uniforme tra le regioni dello Stivale. Circa il 40 per cento degli esercizi di commercio non specializzato, così come di quello specializzato, si trova nel Mezzogiorno, mentre una quota più ridotta si distribuisce tra Nord e Centro. Secondo i dati di Confcommercio, nel 2023 in Umbria c’erano 9.006 unità locali del commercio al dettaglio, con una contrazione del -12,7 per cento rispetto al 2018 (contro un calo medio nazionale del -9,0 per cento nello stesso periodo).

Attività commerciali Per quanto riguarda la densità commerciale, il Sud mantiene una capillarità commerciale superiore alla media nazionale: 12,1 negozi ogni mille abitanti contro i 10,3 della media nazionale riferita al 2023. Quella del Nord, invece, è più bassa perché la rete conta su punti vendita più grandi e organizzati: tra 8,8 e 8,9 negozi ogni mille abitanti. L’Umbria, in questo quadro, si posiziona in una fascia intermedia, più vicina ai livelli del Centro-Sud, con 10,5 negozi ogni mille abitanti. A precederla sono Lazio (10,6), Toscana (10,8) e Marche (10,4).

Incrementi Nonostante la desertificazione commerciale, il Rapporto riporta numeri positivi: tra il 2018 e il 2025 il fatturato del commercio al dettaglio è aumentato in Italia del 25,7 per cento – passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro -, mentre quello per addetto è salito del 27,9 per cento, confermando il miglioramento di produttività ed efficienza. Anche la produttività del lavoro nel commercio cresce, nell’arco di trent’anni, del 61,3 per cento. Tra i formati non specializzati, sono i discount alimentari a trainare la trasformazione, con la crescita più marcata sia in termini di fatturato sia di addetti. «A fronte di una marginale riduzione dell’occupazione – spiega il Rapporto – il prodotto medio per addetto è cresciuto nel periodo di oltre il 61 per cento, contro una variazione pari al 5,4 per cento dei servizi e l’8,7 per cento del totale economia».

Lavoro Gli esercizi commerciali in Italia sono passati da 666 mila a 570 mila, con una perdita del 14,4 per cento in sette anni. La riduzione dei punti vendita interessa soprattutto i piccoli centri urbani e i quartieri urbani, dove vengono meno i servizi di prossimità. Nonostante il calo degli esercizi, gli addetti su scala nazionale diminuiscono di meno del 2 per cento, segnale che indica una rete meno estesa ma più efficiente e organizzata. Il Sud, rispetto al Nord, ha negozi più piccoli e meno strutturati: nel commercio specializzato conta 2,4 addetti per unità locale, contro i 3,1 del nord. Guardando al totale del commercio al dettaglio, il Sud si ferma a 2,6 addetti per unità locale, il Nord sale a 3,7 e l’Umbria si colloca a 3,3.

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