di Daniele Bovi
La tenaglia che strangola le imprese producendo quelle chiusure che Confesercenti Umbria chiama «morti silenziose», è fatta di costi e tasse sempre più alte, pochissimo credito e crollo dei consumi delle famiglie. E se «chiudono le piccole e medie imprese – recita lo slogan della giornata di mobilitazione nazionale indetta da Confesercenti contro le misure prese dal governo Monti – chiude l’Italia». Nel corso della conferenza stampa che il presidente e il direttore di Confcommercio Umbria hanno tenuto giovedì, Francesco Filippetti e Sandro Gulino hanno lanciato un forte grido d’allarme a Governo e Regione: «Chiediamo a loro interventi forti – hanno detto – per rilanciare i consumi e per diminuire il costo del lavoro. E le banche devono ridare fiato alle imprese erogando credito. Turismo e commercio sono le ricchezze di questa regione: uniamo le poche risorse che ci sono e facciamo una promozione unitaria del prodotto Umbria».
Situazione drammatica Qualche numero aiuta a capire le dimensioni di quella che Gulino e Filippetti chiamano «una situazione drammatica: stiamo precipitando e delle “morti silenziose” la politica si occupa solo quando i lavoratori in crisi bussano alla porta dei palazzi». Solo nel settore commercio e turismo le imprese che nel 2011, in Umbria, hanno chiuso i battenti sono state oltre 1.800 a fronte di poco più di 1.200 aperture: «Questo significa – ha detto Filippetti – che hanno perso il lavoro almeno seimila persone».
CREDITO, LE RICHIESTE A REGIONE E BANCHE
Il bersaglio Monti Il bersaglio grosso di Confesercenti è però il pacchetto di misure varato dal governo Monti. In primis l’aumento dell’aliquota ordinaria dell’Iva e di quella ridotta, quello dei contributi per gli artigiani e i commercianti (tra i 1.200 e i duemila euro l’anno), il passaggio al regime dei minimi che comporterà, secondo Confesercenti, un aggravio di circa 1.500 euro, l’aumento della tassa sui rifiuti e l’introduzione dell’Imu. Assai sgradita anche la tassa di soggiorno «che si scaricherà – dice Filippetti – principalmente sugli albergatori che non vorranno gravare sul costo delle stanze. E poi c’è chi ha firmato contratti pluriennali con i tour operator ai quali non puoi dire che ci sono costi aggiuntivi, si straccerebbero immediatamente i contratti». Secondo lo studio dell’associazione, per un piccolo imprenditore che fattura 50 mila euro e che ha un locale di cento metri quadri, la batosta aggiuntiva oscilla tra 3.500 e i 5.180 euro.
Stangata per le famiglie Sul fronte delle famiglie l’associazione segnala poi il calo del reddito (solo nel 2011 -5% e con previsioni fosche per il 2012-2013), l’aumento delle aliquote addizionali Irpef, le accise sui carburanti, l’Iva, il costo dell’energia, la tassa sui rifiuti. «In pratica – spiega Gulino – un aggravio per ogni famiglia pari a circa 680 euro». Cifre che si traducono in un «crollo dei consumi»: -1,4% nel corso del 2011 considerando anche la grande distribuzione. «Quindi – dice Filippetti – visto che i grandi tengono per i piccoli è stato di oltre il 2%». «Ci preoccupa l’atteggiamento del governo – continua – che mette a rischio il futuro delle imprese, a cominciare dalla liberalizzazione degli orari. Come se per rilanciare i consumi bastasse solo tenere aperti i negozi di notte». Dalla Regione sul tema liberalizzazioni Confesercenti si sarebbe aspettata qualcosa in più: «Non abbiamo capito il loro silenzio – spiegano -: sono rimasti nel cantone ad aspettare quello che sarebbe successo. Invece serviva il ricorso alla Corte costituzionale»

