(foto Rosati)

di Chiara Fabrizi

La discussione potrebbe durare ore, punto su punto e impegno su impegno. Sempre che naturalmente il 22 marzo al ministero dello Sviluppo economico, che ospiterà la prima verifica dell’accordo siglato il 3 dicembre 2014, ThyssenKruppo confermi la propria presenza a Terni. Se così fosse, infatti, i cinque segretari territoriali dei metalmeccanici rappresentati in Ast sono già pronti a mettere sul tavolo una raffica di questioni. Si va dalla capacità della struttura commerciale di portare commesse a Terni, leggasi volumi produttivi, fino all’organizzazione del lavoro, passando per gli investimenti, prima fra tutte il trasferimento della linea da Torino, e la partita dei costi energetici affrontata con Interconnector. Sullo sfondo resta il passaggio del testimone tra l’amministratore delegato uscente Lucia Morselli e quello entrante Massimo Burelli, atteso per il primo aprile. Al tavolo del Mise si dovrebbe accomodare la Morselli. Umbria24 ha chiesto ai cinque segretari di individuare i nodi centrali della verifica al Mise, che sarà preceduta da una riunione preparatoria convocata dalla presidente dell’Umbria, Catiuscia Marini, e in programma con le organizzazioni sindacali e il sindaco Leopoldo Di Girolamo mercoledì negli uffici di Terni della Regione.

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Claudio Cipolla (Fiom-Cigl): «Come già ribadito più volte, la Fiom non è appassionata alle discussioni relative ai nomi dei dirigenti, ma interessata piuttosto agli impegni presi dalla multinazionale su Terni, che devono essere rispettati. E proprio a questo dovrà servire l’incontro al Mise, quando Thyssen dovrà chiarire, una volta per tutte, se intende mantenere la proprietà o vendere, mettendo fine a ogni discussione a riguardo. Chiarendo, nel caso in cui intenda confermare il suo impegno, quali sono le azioni concrete e specifiche per il rilancio e lo sviluppo del nostro sito industriale. Questo significa parole chiare e numeri su politiche commerciali e volumi. E poi, naturalmente vanno affrontati gli aspetti produttivi e qualitativi, così come quelli di gestione e organizzazione. Perché una macchina complessa come Ast deve funzionare correttamente ed efficientemente sia sul piano organizzativo che produttivo. È su questo che va concentrata la discussione al ministero, accompagnandola in sede locale con atteggiamenti coerenti e ispirati a corrette relazioni sindacali, il tutto nell’interesse dei lavoratori che hanno investito sul proprio futuro e contributo in maniera decisiva alla tutela delle produzioni ternane».

Riccardo Marcelli (Fim-Cisl): «Lavoro, ambiente e sicurezza: ecco le questioni che sono a cuore dei lavoratori diretti e indiretti del sito ternano Tk-Ast. La firma dell’accordo al Mise ha sancito il termine delle relazioni sindacali modello partecipazione statale, tagliando quel cordone ombelicale che legava la vita politica della città con la fabbrica. Anche in Germania in pochi si sarebbero aspettati che le maestranze ternane avrebbero reagito ai sacrifici mostrando maturità e coscienza nei confronti della fabbrica. L’apporto del valore umano delle persone ha contribuito a ottenere un significativo miglioramento del bilancio anche se, considerata la complessa strutturazione societaria, caratterizzata da ricorrenti rapporti commerciali e finanziari con numerose società collegate e/o controllate, non è stato fornito un opportuno dettaglio analitico dei rapporti intercompany. Tale approccio è apparsa senz’altro singolare non rendendo agevole la fondamentale comprensione delle dinamiche di gruppo caratterizzate da un’azienda piena di ordini di acciaio inossidabile, senza una strategia apparente per quanto riguarda le produzioni di black, titanio e il settore informatico. Su quest’ultimo aspetto l’azienda è da settimane latitante per non aver organizzato un incontro su Aspasiel: è incomprensibile che non si conosca il piano industriale di questa business unit considerata strategica fino a qualche mese fa pure per le istituzioni (molti dei server degli enti sono in Aspasiel, ndr). Come sindacato abbiamo accolto favorevolmente le risorse stanziate per gli investimenti sulla Laf6 e su Interconnector per l’energia. Come sindacato abbiamo espresso più volte perplessità sulle politiche di burocratizzazione dell’azienda che rallentano le procedure che spesso non sono più a supporto dei reparti produttivi. Mai come in questo momento l’Ast necessita di una organizzazione del lavoro che supporti il cambiamento individuando le professionalità per gestirlo, possibilmente senza colpi di coda che rischiano di compromettere quanto di buono rimasto: non possiamo demolire le competenze di operai impiegati e quadri».

Nicola Pasini (Uilm-Uil): «Dobbiamo innanzitutto ottenere risposte definitive sul futuro assetto azionario. Capire cioè, fino in fondo, se la messa in sicurezza sotto il profilo economico e finanziario sia stata propedeutica per un rilancio del sito targato ThyssenKrupp o se invece si prospettano altri scenari. Le azioni dell’ad Morselli sono state forse necessarie, ma ora dobbiamo acquisire la garanzia di poter cominciare a discutere dal 23 marzo di come riallineare tutte le storture gestionali determinatesi in nome della cosiddetta ‘emergenzialità’ dell’ultimo anno e mezzo e mi riferisco alle politiche sugli appalti; sicurezza; organizzazione e rilancio della contrattazione. L’organizzazione dello stabilimento adattata al numero di operai rimasti dopo le fuoriuscite dello scorso anno non può non essere rimessa in discussione, così come non possiamo continuare a ignorare che nonostante nuove strutture create ad hoc il pericolo di infortuni è sempre più presente e incombe quotidianamente e qui – prosegue Pasini – dico anche che se non si interviene sull’omertà che spesso copre eventi quotidiani e non possiamo che affidarci esclusivamente alla fortuna. Sul fronte della qualità dei servizi per produzioni e lavorazioni affidate agli esterni occorre capire che in un ciclo siderurgico complesso come quello di Terni non possono valere soltanto criteri di economicità, ma devono avere un ruolo preminente competenze e professionalità adeguate. E infine, superata la fase cosiddetta fase emergenziale, è necessario ridare fiato a tutte quelle voci che dalla fabbrica rivendicano ciò che gli è dovuto soprattutto in termini di riconoscimento delle professionalità con conseguente seppur parziale recupero salariale, supportando la Rsu in un’azione organica di legittima rivendicazione».

Daniele Francescangeli (Ugl): «Deve essere una verifica formale sullo stato di avanzamento dell’accordo, al di là delle dichiarazioni che leggiamo sui giornali o rimbalzano all’interno dell’azienda. Nell’atto firmato il 3 dicembre 2014 sono segnati investimenti su cui occorre fare chiarezza come la linea 5 di Torino, Interconnector e gli adeguamenti dei forni. L’altro punto su cui occorre calcare la mano è quello del commerciale perché – prosegue il segretario dell’Ugl – siamo pienamente convinti che rappresenti l’asse portante del futuro dell’azienda, anche in considerazione dell’insaturazione degli impianti. E da qui non si può non parlare del milione di tonnellate che viene indicato come produzione minima. Sul punto l’azienda, al di là della crisi mondiale, ci deve dire se non oltrepassare quella soglia è una scelta precisa oppure no. Fronte importante è anche quello della qualità su cui, in base alle nostre informazione, riteniamo insufficienti le manutenzioni ordinarie, a discapito della qualità delle produzioni e del lavoro. In questo senso ci risulta dalle Rsu che in alcuni reparti la carenza di organico si traduce in ore di straordinario, che non di rado arrivano al limite previsto dal contratto nazionale. Infine a livello sindacale è il momento di ripristinare le corrette relazioni industriali perché tanto per fare un esempio – dice Francescangeli – alle segreteria ancora ad oggi nessuno ha comunicato formalmente il cambio dell’amministrazione delegato. Poi ci sono gli impegni istituzionali per il rilancio dell’azienda ma soprattutto del territorio di Terni, che a nostro avviso, al di là delle bretelle stradali, passano per le verticalizzazioni che in questo territorio si stanno perdendo, ossia nuove aziende che si sviluppano intorno alla produzione dell’acciaio.

Giovacchino Olimpieri (Fismic): «Occorrerà capire prima di tutto chi siederà al tavolo del Mise, ossia se l’ad in uscita Morselli o quello in entrata Burelli. Personalmente credo che debba essere presente un rappresentante di ThyssenKrupp, come Joachim Limberg. Detto questo, la verifica è fondamentale perché dobbiamo capire quali sono le prospettive del sito siderurgico di Terni, a cominciare dagli ordinativi. In questo senso c’è da accertare se la struttura commerciale creata in Germania funziona, quanti ordini ha acquisito, con quali clienti e in quali mercati perché – evidenzia il segretario della Fismic – se non crescono è evidente che la strategia non funziona. È anche importante capire le prospettive dell’azienda. A dicembre l’ad Morselli ha detto a chiare lettere che la ristrutturazione era finita, ma dai riscontri quotidiani rileviamo tutt’altro. L’accordo del 3 dicembre 2014 è stato firmato e i sacrifici dei lavoratori ci sono stati, ora spetta all’azienda mettere sul tavolo fatti concreti perché se da un lato si dice che la ristrutturazione è arrivata al capolinea, dall’altro è tempo di iniziare a dimostrare con i fatti quale prospettiva si sta disegnando. Ma la stagione della concretezza non ci sembra si sia ancora aperta, come confermano le business unit. Penso in particolare ad Aspasiel di cui non è ancora noto il futuro, stessa cosa per la Società delle Fucine al centro di un incontro da cui è emersa la grande difficoltà dei fucinati, mentre nessuno – dice Olimpieri – parla più del titanio che per Ast è strategico e su cui la Morselli annunciò un grande accordo commerciale di cui nessuno, però, ha più notizia».

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