di Massimo Colonna

«La verifica del prossimo 22 marzo non sarà esaustiva per alcuni temi che ultimamente sono usciti dall’agenda di discussione, come l’organizzazione interna, la sicurezza e la gestione degli appalti. Le polemiche con le altre sigle? Noi andiamo avanti per la nostra strada: l’unità deve essere tale per costruire, non per distruggere». Così la Uilm fa il punto della situazione in vista dell’aggiornamento dell’accordo stretto al tavolo del ministero dello Sviluppo economico prima della riorganizzazione in casa Ast.

Verso il 22 Al tavolo della sala conferenza Uil a Terni ecco Nicola Pasini, segretario Uilm Terni, Fabrizio Blasi della Rsu di Uil-Uilm e Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm. «La verifica del 22 marzo – ha attaccato Pasini – non sarà esaustiva per alcuni argomenti, in particolare per quelli della contrattazione su alcuni temi che sono passati in secondo piano, come l’organizzazione interna della fabbrica, gli appalti, il depauperamento del sistema impiantistico e la sicurezza dei lavoratori. L’incontro servirà a fare il punto su alcune questioni anche se sono molti gli argomenti su cui vorremmo discutere». «L’appuntamento di marzo – ha spiegato Gambardella – deve segnare un punto di svolta. Attraverso il piano che era stato firmato nel 2014 erano stati fissati degli obiettivi di risanamento».

Sistema appalti «Per quanto riguarda gli appalti – ha proseguito Pasini – non c’è assolutamente da parte nostra la volontà di entrare nel merito delle scelte che un’azienda privata compie nell’affidamento dei lavori. Quello che vogliamo mettere in evidenza è che abbiamo la sensazione che un ciclo siderurgico così specializzato come quello di Ast necessita di competenze molto specifiche e particolari. In più c’è da valutare anche la sostituzione dei profili professionali, visto che negli ultimi mesi diverse figure sono uscite e ora il lavoro che prima garantivano loro ora lo portano avanti altri operai. Anche su questo fronte serve un aggiornamento».

La polemica con le sigle Sul tavolo ovviamente anche la vicenda delle ultime polemiche, quelle nate dopo le dichiarazioni di Blasi a seguito della notizia dell’avvio della cassa integrazione per 700 operai. «Nei giorni scorsi – ha spiegato Blasi – abbiamo solo chiesto un documento previsionale all’azienda. E un previsionale non è certo un documento che detta condizioni, anche perché sappiamo tutti che il mercato può cambiare. Invece di avere una risposta dall’azienda, ci è stato risposto dalle altre sigle. Questo ci fa pensare». «Se non possiamo più nemmeno fare domande – ha chiuso Pasini – allora veramente non capiamo. L’unità sindacale deve essere un valore che porta a costruire qualcosa, se è distruttivo invece non fa per noi. Se l’unità deve essere una prigione, io preferisco cercare di scappare e magari morire, piuttosto che vivere in una prigione».

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