I sindacati lanciano l'allarme

di Marco Torricelli

Alla fine la questione sta tutta lì. Se il piano industriale di ThyssenKrupp non verrà riscritto sul serio, è una delle cose dette lunedì mattina dai rappresentanti ternani dei sindacati dei metalmeccanici, il rischio è che «in pochi anni, forse tre, lo stabilimento di Terni diventerà un centro di distribuzione di acciaio laminato a freddo». E magari solo per il mercato italiano.

LA STORIA DI AST

Cerino in mano E siccome loro temono di «restare con il cerino in mano», visto che «i dati che l’azienda ha messo a disposizione sono falsi», che hanno qualche dubbio «su come sono stati stilati i bilanci» e che temono si stia profilando «un sostanziale assenso del governo (il primo ministro Matteo Renzi ed il ministro Federica Guidi in testa) nei confronti dello stesso piano industriale»; ecco che lanciano l’allarme: «Da soli non ce la facciamo».

TUTTE LE TAPPE DELLA VERTENZA

La politica Quel ‘da soli’, ovviamente è riferito a quella che, secondo i sindacalisti, è una politica che li starebbe mollando: «Almunia ha confermato che il piano non sembra sia in contrasto con l’impegno di mantenere e sviluppare Ast come operatore forte e attivo nel mercato dei laminati a freddo – dicono – i politici locali riescono a dividersi presentando tre atti di indirizzo diversi in consiglio comunale e quelli nazionali, pure quelli che lo sostengono, continuano ad invocare l’intervento di un governo che, invece, fa solo l’arbitro in questa partita».

Le notizie Tanto più che «mentre le quote italiane, in quel mercato europeo in cui ThyssenKrupp vorrebbe posizionare Ast, calano di 2,2 punti percentuali (dal 17 al 14,8%), quelle tedesche crescono. Cresce l’importazione extraeuropea e, addirittura, adesso in Italia arriva anche acciaio da quell’impianto di Calvert, in Alabama, che ThyssenKrupp ha venduto». Ma non solo.

Ordini dispersi Nei vari passaggi di mano che hanno caratterizzato gli ultimi anni di vita delle acciaierie ternane, denunciano i sindacalisti, «si sono persi per strada e sono rimasti tutti in mano tedesca, molti clienti importanti e i loro ordinativi di acciaio, con il risultato che ad esserne avvantaggiati saranno gli stabilimenti di Krefeld e Bochum». In Germania, appunto.

 IL RITORNO DI AST IN THYSSENKRUPP

Il vertice Insomma, al nuovo incontro in programma per martedì mattina alle 9 al Mise, i sindacalisti ternani andranno per dire che «le nostre proposte alternative al piano-Morselli non possono essere liquidate senza nemmeno una verifica e che se non sono praticabili ci devono spiegare perché». Altrimenti «diventa inutile continuare a parlare e anche gli incontri del 29 settembre e, poi, del 4 ottobre, rischiano di rivelarsi inutili». Anche perché, intanto, l’ad Lucia Morselli si sta portando avanti con il lavoro.

Il forno da spegnere Un tema ricorrente, e che ThyssenKrupp non sembra intenzionata a rimuovere, è quello relativo al forno di fusione da spegnere: «Abbiamo sempre detto – spiegano i sindacalisti – che lo stabilimento ternano trova un suo punto di equilibrio economico se riesce a raggiungere il milione di tonnellate di acciaio spedito (quantità che comprende tutte le tipologie di produzioni; ndr), ma questo obiettivo è perseguibile solo se si riesce a produrre almeno un milione e 200 mila tonnellate di acciaio fuso. Un solo forno non riuscirebbe mai a raggiungere questa potenzialità e, quindi, inutile discuterne». Il problema è che sul fatto che sia inutile discuterne è d’accordo anche ThyssenKrupp: che infatti lo vuole proprio spegnere, quel forno.

Investimenti e ‘commerciale’ Quanto agli investimenti, i sindacalisti ribadiscono che «nel piano sono previsti solo quelli ‘ordinari’, cioè atti a garantire la marcia degli impianti, mentre sono indispensabili, se davvero si vuole rinforzare a rilanciare l’Ast di Terni, interventi strutturali che possano garantire il miglioramento e il potenziamento delle produzioni; oltre ovviamente ad una strategia commerciale seria ed in grado di piazzare poi sul mercato questi prodotti. Puntare allo stesso mercato europeo che vede la Germania in posizione dominante è sbagliato e, per Terni, pericoloso, ma il timore è che se a gestire la commercializzazione non sarà direttamente Ast, ma ThyssenKrupp, sarà proprio questa la strada che si percorrerà. E per Terni sarebbe un colpo mortale».

La proposta Quello che è un autentico ‘piano alternativo’ messo a punto dai sindacati, tra le altre cose, prevede «che l’azienda riveda radicalmente la propria strategia relativa agli approvvigionamenti di materie prime e rottame da fondere, visto che incidono per un miliardo e 800 milioni, cioè il 70% del totale delle uscite a bilancio. Risparmiando un 3% su questa voce – spiegano – si otterrebbe la metà dei 100 milioni di risparmi che ThyssenKrupp vuole realizzare», mentre «almeno altri 20, o forse 30 milioni in meno si potrebbero spendere se il governo facesse pagare meno, invece dei 56 euro a Megawatt/ora attuali, l’energia elettrica, come peraltro è concesso ad altre aziende». Poi, certo, «se si dovranno fare anche sacrifici sotto il profilo occupazionale – chiariscono – come sempre saremo disposti a discutere forme e tempi, ma non accettiamo che si intenda puntare solo su questa voce, che peraltro incide solo per il 5% sul bilancio aziendale».

Unità di intenti Alla fine, comunque, il dato che emerge è che – anche se come sempre c’è chi sembra su posizioni più aggressive e chi, invece, appare più orientato verso la mediazione – da parte dei sindacati la posizione è unitaria «e condivisa con tutte le segreterie nazionali». Sarà interessante verificarla, però, quando gli stracci – il 5 ottobre è pericolosamente vicino –  cominceranno a volare sul serio.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.