di Massimo Colonna
«La situazione dell’indotto Ast è grave e rischia di ripercuotersi su tutto il territorio. Siamo pronti a nuove manifestazioni di protesta sotto il palazzo della Regione se dalle istituzioni non arriveranno risposte chiare e a breve tempo. Può essere l’inizio di una vertenza indotto».
Sindacati fanno quadrato Questo il messaggio emerso dall’incontro organizzato dal coordinamento delle Rsu/Rsa dell’indotto di Tk-Ast di Cgil, Cisl e Uil di Terni nella sala degli Edili. Presenti al tavolo, tra gli altri, Alessandro Rampiconi, Filt Cgil, Attilio Romanelli, segretario provinciale Cgil, Mario Bravi, Cgil regionale, Stefano Paloni, Feneal Uil Terni, Celestino Tasso, Fim Cisl. Interventi anche per diversi delegati delle aziende dell’indotto.
PARLA ROMANELLI, SEGRETARIO FIOM-CGIL (video)
Il clima e i numeri Considerate un’azienda da circa 2.500 dipendenti che rischia il collasso. Questa la fotografia scattata dai rappresentanti dei lavoratori lunedì mattina per rendere l’idea di quanto imponente sia il volume del lavoro relativo all’indotto. Si parla in totale di circa 130 aziende, che spaziano tra uno e trecento dipendenti, per un totale appunto di 1.500 lavoratori. La difficoltà delle sigle sta anche nel monitorare la situazione, visto che molti di questi operai non sono sindacalizzati. Quindi è più difficile difenderli.
SINDACATI A CONFRONTO (fotogallery)
Tre punti Dall’incontro sono emerse le criticità delle organizzazioni in ordine a tre questioni: il rapporto con le associazioni datoriali, «che si muovono ognuna per proprio conto»; le richieste spedite da Cgil, Cisl e Uil a Regione e Comune di Terni per ottenere chiarimenti sugli impegni stabiliti dall’accordo al Mise del dicembre scorso (in merito in particolare agli ammortizzatori in deroga); la richiesta in Prefettura di un tavolo di coordinamento tra associazioni datoriali, sindacati e istituzioni per lavorare in maniera più coordinata.
Nessuna risposta «Per quanto riguarda la lettera spedita a Regione e Comune – ha dichiarato Rampiconi – è del 13 gennaio scorso e ad oggi non abbiamo ancora ricevuto risposta. Non è più accettabile, perché più tempo passa e più la situazione per i lavoratori peggiora. Nell’accordo firmato al Mise c’erano anche le firme delle due istituzioni, e anche quella del Governo, in particolare per gli ammortizzatori in deroga. Oggi tutti devono rispettare gli impegni. Altrimenti, siamo pronti a nuove iniziative di protesta proprio sotto il palazzo della Regione. La situazione dell’indotto non può essere sottovalutata: l’incontro di oggi può rappresentare l’inizio di una vertenza indotto».
Al prefetto Dalla prefettura, fanno sapere i sindacati, sono sempre arrivati segnali di accoglienza. Per questo si aspettano che la richiesta di un incontro per richiedere un tavolo di coordinamento verrà al più presto presa in considerazione.
I rischi «Sono circa 130 le aziende dell’indotto – ha spiegato Paloni – e si trovano in difficoltà anche per poca elasticità da parte degli istituti di credito. Per questo ogni giorno in più che passa rischia di far precipitare una situazione già difficile di suo». «La vertenza del 2014 – ha spiegato Claudio Bartolini, Fim-Cisl Terni – rischia di lasciare più vittime rispetto a quella del Magnetico del 2005. Oggi non servono più passerelle per chi fa solo promesse. Anche perché ci sono le elezioni regionali all’orizzonte e non possiamo permetterci altre sfilate di politici che parlano e basta. Come si dice a Terni, passato il santo, passata la festa».
