La Tk-Ast di Terni (Foto U24)

di M. To.

Di sicuro hanno vissuto giorni migliori. I primi due giorni della settimana, infatti, per i sindacalisti ternani che lavorano alla vertenza Tk-Ast non sono stati facili.

LA VERTENZA TK-AST

Lunedì Prima c’è stata la sortita ad effetto dell’ad Lucia Morselli, che – sorprendendo, pare, anche Giampietro Castano che rappresentava il governo – ha gettato un bel mucchietto di fiches sul tavolo: «L’azienda potrebbe anche decidere di tenersi le acciaierie ed investire per il loro sviluppo». Riproponendo poi, pari pari, il piano industriale da tutti considerato «irricevibile».

Martedì Dopo era arrivata la raggelante dichiarazione del commissario europeo Joaquin Almunia: «La commissione è consapevole del fatto che TK prevede un ridimensionamento delle capacità e del personale nel settore della produzione di acciaio inossidabile laminato a freddo di Ast», che, come dire, forse non proprio la risposta che si aspettava il vice presidente del parlamento europeo, Antonio Tajani, quando ha chiesto allo spagnolo di pronunciarsi.

Giovedì Dopo quella di mercoledì, giornata forse di decantazione, giovedì si ricomincia. Almeno a Terni, visto che della questione si sta parlando – almeno pare – soprattutto altrove: alle 10 del mattino tutti in prefettura. Sì, Gianfelice Bellesini non ha rinunciato a giocare un ruolo in questa trattativa ed ha proposto – non è escluso che dal governo gli sia arrivata la richiesta di supervisionare la faccenda e fornirne una versione fidata – che l’incontro si svolgesse nel suo ufficio. Richiesta accolta.

Le domande Ai sindacati, in fondo, la presenza di un ‘osservatore’ esterno può tornare utile: «Noi faremo domande – dice Gioacchino Olimpieri della Fismic – alle quali l’azienda, se davvero vuole impostare un dialogo costruttivo, dovrà per forza rispondere e la presenza del prefetto potrebbe rappresentare un elemento decisivo. Se rifiuterà di fornirci i dati che fino ad oggi ci ha negato, dovrà assumersene la responsabilità».

I conti Quello che non torna, soprattutto, dice Olimpieri, «è un evidente sbilanciamento nei conti, perché si vuole intervenire pesantemente su ‘centri di costo’ decisamente marginali rispetto ad altri sui quali, invece, sembra si voglia sorvolare o quasi». E si torna a parlare, ovviamente, di personale e materie prime.

Scelte inspiegabili In un bilancio di Ast «da circa due miliardi e mezzo euro – dice il sindcalista – il costo del personale è di circa 116 milioni, cioè il 5%; mentre quello per l’acquisto di materie prime è di circa un miliardo e 800 milioni, vale a dire l’80% e la cosa che a nostro avviso è inspiegabile è che ThyssenKrupp, dicendo di voler risparmiare un centinaio di milioni, voglia cominciare tagliandone 40 dal costo del personale, cioè poco meno della metà, e solo 12, una cifra ridicola, da quello delle materie prime».

Il governo Gli altri 50 milioni, per la cronaca, secondo i tedeschi andrebbero recuperati risparmiando sulla bolletta energetica, sulle spese di trasporto e su altre robette per le quali, ovviamente, la controparte sarà il governo. Nell’altro tavolo – separato – sul quale si discute e dal quale i sindacati locali sono esclusi.

I bilanci Loro, intanto, giovedì mattina chiederanno che gli venga spiegato come e perché, dal 2008 in cui il bilancio era in attivo, è cambiata l’aria e quali sono le voci che, nei bilanci, hanno determinato in maniera significativa l’inversione di tendenza: compresi dettagli tecnici tipo il ‘costo colata’, che è strettamente connesso al costo – ma anche alla qualità, perché la faccenda non è secondaria – delle materie prime utilizzate, rottame compreso.

Politiche commerciali Senza trascurare che, una volta fatto, l’acciaio va anche venduto e possibilmente bene: «E le politiche commerciali, passate e future, non potranno restare fuori dal confronto – dice ancora Olimpieri – perché una politica commerciale sbagliata, e secondo noi quella che l’azienda sta portando avanti è sbagliata, può essere fatale».

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