di Marco Torricelli
In strada. Di nuovo. Mercoledì 5 giugno le acciaierie si fermeranno – 4 le ore di sciopero indette dai sindacati – e i lavoratori daranno vita «ad una manifestazione fuori dalla fabbrica, per rendere visibile la preoccupazione e per creare la giusta attenzione sul ‘caso Ast».
Lo sciopero La decisione di dar vita ad una nuova manifestazione è stata presa nel corso della riunione della Rsu, che si è tenuta giovedì mattina con la partecipazione delle segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm Fismic e UgI. Al termine della quale è stato stilato un documento nel quale si legge che le organizzazioni sindacali «si ritengono profondamente offese» e giudicano lo stato di incertezza determinato dall’atteggiamento di Outokumpo «pericoloso, deleterio e inaccettabile per le future sorti del sito di Terni e di tutti i lavoratori».
La tensione Per i sindacati è «indispensabile e urgente un intervento immediato che coinvolga tutti i parlamentari italiani europei, i senatori e deputati eletti in Umbria, le istituzioni locali e regionali, al fine di dare coerenza agli impegni già presi nei giorni scorsi attraverso un’azione incisiva e determinante che coinvolga sia il governo italiano ai suoi massimi livelli, sia la stessa Commissione europea». Soprattutto «al fine di impedire che il sito di Terni non solo sia penalizzato dalle scelte della multinazionale, ma che questa dilazione dei tempi decisionali possa creare i presupposti che penalizzino lo stesso sito di Terni fino a determinarle la sua sciagurata chiusura».
Le condizioni Le mettono in fila, i sindacati, le condizioni che ritengono irrinunciabili: intanto «la certezza dei tempi entro cui la vendita deve essere completata al fine di dare congruenza al prosieguo delle produzioni e delle prospettive future dell’intero sito, impedendo di fatto che sul di Terni vengano scaricati ‘costi improvvisi’ che possono impedire o ritardare la conclusione della vicenda stessa»; poi che «il sito sia venduto con tutte le sue produzioni, compreso il Tubificio di Terni, che riteniamo essere irrinunciabile per le prospettive presenti e future del sistema produttivo Acciai Speciali» e, infine, «la chiarezza e la condivisione di un piano industriale che garantisca al sito di Terni il prosieguo dello sua missione industriale, della sua strategicità per le produzioni di inox sia nel panorama nazionale che internazionale».
IndustriAll Anche il sindacato europeo dell’industria, ha inviato al commissario curopeo per la concorrenza, Joaquìn Almunia, una lettera urgente sulla situazione della Acciai Speciali Terni. La lettera, firmata dai due segretari europei del sindacato Bart Samyn e Luc Triangle, era stata sollecitata da Enrico Gibellieri, anche a seguito del suo recente intervento nella seduta straordinaria del consiglio comunale della scorsa settimana.
Nella lettera, i segretari del sindacato europeo dichiarano tra l’altro di unirsi «ai lavoratori ed a tutte le parti coinvolte nel sollecitare le autorità per la concorrenza ad assumersi la piena responsabilità del proprio operato ed a fornire idonea garanzia a che una soluzione soddisfacente possa essere raggiunta senza ulteriori ritardi. Lo stesso sindacato si appella alla commissione, affinché verifichi se l’Ast abbia ricevuto un trattamento sfavorevole relativamente all’allocazione degli ordini».Il sindacato europeo si dice anche «convinto che è tempo di ridiscutere l’attuale anacronistica legislazione antitrust europea, studiata per condizioni di mercato diverse ma non più adatta per un’economia globale».
FedermanagerIl presidente di Federmanager, Giorgio Ambrogioni, prende a sua volta posizione sulla vicenda: «L’atteggiamento assunto da Outokumpu è inaccettabile e rischia di compromettere i livelli produttivi e la stessa cessione di Acciai Speciali Terni», mentre Floris Ragnoni, che rappresenta Federmanager a Terni, dice: «Possiamo anche comprendere le esigenze di riservatezza imposte da una trattativa così delicata, ma a questo punto della situazione la cittadinanza ternana e tutti gli stakeholders hanno diritto di avere informazioni attendibili e qualche certezza in più sul futuro del sito produttivo».
L’interrogazione Giorgio Airaudo, parlamentare di Sel ed ex sindacalista, ha rivolto un’interrogazione i ministri per lo sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali, nella quale, dopo aver ricordato che «nell’attesa che la vicenda della cessione trovi un epilogo, lo stabilimento ternano nei fatti non rifornisce più i semilavorati agli stabilimenti in Cina, Messico e Stati Uniti con una diminuzione di circa il 20% dei volumi, mettendo a rischio il ruolo di perno che il polo ternano riveste nel sistema industriale nazionale» e che «per consentire al sito di rimanere competitivo e produrre utili è indispensabile mantenere immutate il rapporto tra le capacità di acciaio fuso e le capacità di acciaio spedito»; chiede «quali misure concrete il Governo ha intenzione di approntare, anche nei confronti delle istituzioni dell’Ue coinvolte nella cessione del polo siderurgico di Terni, per impedire che la situazione rimanga in un limbo particolarmente pericoloso che potrebbe creerebbe danni industriali, occupazionali e sociali irreversibili».
