di M. To.
Una ‘visita di cortesia’. Così viene definito l’incontro che si è svolto lunedì mattina, a palazzo Spada, tra il sindaco di Terni, Leopoldo di Girolamo, la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini e il nuovo amministratore delegato di Ast, Lucia Morselli.
Il vertice Nel corso della visita, seppure di cortesia per la reciproca presentazione, dice la presidente Marini, «insieme al sindaco Di Girolamo abbiamo voluto ribadire la necessità che da subito si definisca un appropriato percorso di coinvolgimento delle rappresentanze sindacali e dei lavoratori, così come già richiesto al governo nazionale in occasione della riunione convocata il prossimo 17 luglio a palazzo Chigi, per la presentazione del piano industriale di Ast».
Il governo In un breve scambio di battute con la presidente, ho chiesto quali fossero le intenzioni, nel caso in cui l’invito del governo non fosse esteso anche ai sindacati locali. La risposta non lascia dubbi: «Purtroppo ad un invito del governo non si può rispondere con un rifiuto».
I sindacati Le rappresentanze sindacali unitarie dei lavoratori delle acciaierie, intanto, parlano di una «accelerazione in atto all’interno del gruppo Ast, con la evidente volontà di non coinvolgere le Rsu e i sindacati». Secondo loro questa accelerazione «rischia concretamente di compromettere la tenuta sociale dell’intera comunità, dopo anni di destabilizzazione societaria, caratterizzata negli animi dei lavoratori da ansia e preoccupazione».
I timori Evidentemente qualche sospetto i sindacati ce lo devono avere, visto che parlano di «una classe di lavoratori giovani, con mutui e figli piccoli che, qualora si dovesse trovare di fronte ad un riassetto lacrime e sangue – con un potenziale squilibrio tra area a caldo e a freddo, ed un possibile disimpegno sulle controllate Sdf, Tubificio ed Aspasiel, che comprometterebbe di fatto la prospettiva del sito – corre seriamente il rischio di forti contraccolpi psicologici e materiali, pericolosi anche per la sicurezza e l’incolumità personale».
Le indiscrezioni Quella di cui si parla, con sempre maggiore insistenza, è una possibile riduzione di produzione di acciaio fuso – si ipotizza un milione di tonnellate all’anno, quantitativo che metterebbe a repentaglio la sopravvivenza stessa della parte fusoria delle acciaierie ternane – con conseguente pesante taglio occupazionale: calcolabile tra le 350 e le 500 unità: un progressivo, ma irreversibile processo di abbandono della produzione di acciaio, per trasformare il sito ternano da ‘acciaieria’ a semplice officina – seppur grande – dedicata alle seconde lavorazioni. Con un autentico bagno di sangue sul fronte occupazionale.
L’avviso Tanto che le Rsu aziendali specificano che «siamo noi lavoratori che in questa delicata vicenda valuteremo e misureremo le reali volontà ed eventuali responsabilità delle istituzioni locali e regionali, del governo centrale e dell’Unione europea e chiaramente della stessa multinazionale, nel garantire le giuste prospettive di rilancio e stabilità di questa azienda, di gran lunga migliore, come da tutti riconosciuto ed affermato, delle ‘colleghe’ europee, oltre che strategica per l’intero sistema industriale nazionale ed internazionale».
La minaccia Dopo aver ricordato che è «proprio in questi momenti che serve avere sangue freddo e lucidità. E che sia proprio in questi momenti che nessuno, dai dirigenti, ai quadri, agli impiegati e agli operai di questa Azienda, può più vantare di ritenersi maggiormente tutelato e garantito rispetto agli altri colleghi di lavoro; arriva il grido di guerra: secondo le Rsu di Ast, infatti è «proprio in questi momenti che occorre prepararsi ad azioni anche di forte mobilitazione ed occorre farlo, dal nostro punto di vista, con la massima partecipazione e condivisione possibile dei lavoratori».
