di Marco Torricelli
Stavolta se la sono cavata ‘solo’ con qualcosa meno di undici ore. Niente firme su accordi o roba del genere. Ma l’impressione è che la faccenda stia prendendo un verso.
Appuntamento ravvicinato Il fatto stesso che ci sia accordati per un nuovo incontro a strettissimo giro – giovedì saranno di nuovo (quasi) tutti lì, al ministero – sta a significare che di ‘rompere’ sul serio non ha voglia nessuno. Poi, certo, le versioni sono diverse. Ci sono quella ufficiale e quella ufficiosa. Ma questo vale in tutte le occasioni.
Versione ufficiale Intanto i sindacati lo definiscono «incontro tecnico di approfondimento e di aggiornamento», poi dicono che «ancora una volta, in maniera responsabile», hanno «sottolineato i punti strategici che debbono contraddistinguere un piano che garantisca il mantenimento e lo sviluppo industriale del gruppo Ast». Mentre il ministro Federica Guidi ha sentenziato: «Apprezzo la disponibilità delle parti al confronto e alla ricerca di un accordo. Il governo conferma l’impegno a individuare, nell’ambito delle norme vigenti, possibili soluzioni migliorative per i costi dell’energia che per Ast-ThyssenKrupp rappresentano un problema importante». Poi, certo, l’ufficio stampa del ministero dice che «il tavolo è stato riconvocato per martedì 30 settembre con l’obiettivo di proseguire il confronto su tutti i temi del piano industriale», ma è un dettaglio. La data, almeno.
Disponibilità L’azienda, dicono i sindacati, «dopo un primo momento in cui ha ribadito i propri intendimenti, ha dato la disponibilità ad entrare nel merito dell’assetto societario, delle strategie commerciali e degli investimenti. Un nuovo incontro tecnico della trattativa è stato fissato per il giorno 25 settembre, sempre al Mise, per chiarire ulteriormente gli aspetti sopracitati in maniera costruttiva». Ma il ministro ha già fatto sapere che non ci sarà.
La trattativa Avevano iniziato poco dopo le 9, con una prima riunione tra governo e azienda, seguita da un confronto con i sindacati nazionali e poi anche con il sindaco Di Girolamo – toccava a lui, stavolta, rappresentare gli enti locali – alle quali ha poi fatto seguito l’apertura ai sindacati locali.
Piani a confronto Sul tavolo sono stati messi a confronto i due piani, a quello aziendale presentato il 17 luglio è stato contrapposto quello alternativo messo a punto dai sindacati e su questo confronto la discussione di è fatta serrata, con le parti che – nelle trattative si fa così – difendevano punto per punto e parola per parola, quanto scritto.
Versione ufficiosa L’azienda aveva proposto di ‘spalmare’ l’applicazione del piano, che comunque per lei resta valido, in un arco temporale di 12 mesi, proponendo verifiche periodiche sulla situazione dei settori definiti «insaturi» e proponendo di prendere in esame le singole situazione volta per volta. Meno, pare, quella del forno di fusione, che l’azienda resta decisa a spegnere.
Incentivi Per la prima volta, almeno a livello ufficiale, sarebbe stata pronunciata la parola «incentivi», cioè delle somme in denaro – come peraltro avvenuto alla Berco, proprio con Lucia Morselli alla guida – da mettere a disposizione di chi si dichiari disponibile a finire nelle liste di mobilità.
Ilva Il ministro Federica Guidi ha anche trovato il tempo, insieme al commissario dell’Ilva Piero Gnudi, di ricevere il ceo di Arcelor Mittal Europe, Aditya Mittal, gli amministratori delegati della Marcegaglia, Emma e Antonio Marcegaglia ed i rappresentanti di JP Morgan. L’incontro, si legge in una nota del ministero, «è stato approfondito e cordiale».
«No tutti uguali» Sulla vicenda Ast e sulle accuse che i sindacati hanno rivolto alla politica, interviene il consigliere regionale Alfredo De Sio (Fd’I), dicendo che «noi alla logica del ‘tutti uguali’ non ci stiamo: le responsabilità sulla vertenza Ast non sono di tutta la politica o di tutto il sindacato, ma di partiti e maggioranze con attori ben individuabili, che dovranno eventualmente rispondere delle proprie azioni. Senza coinvolgere Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, che pensa e agisce da anni in maniera diversa».
«Italia incapace» Occorre essere «realisti e consapevoli – chiarisce De Sio – che la situazione sul futuro delle acciaierie di Terni è drammatica, frutto dell’incapacità dell’Italia di svolgere un ruolo al tavolo dell’Unione europea, avendo scelto di difendere la sopravvivenza delle residue quote mercato dell’inox continentale, scaricando su Terni parte dei problemi. Non c’è stata una parola che sia stata mantenuta da parte dell’UE fin dall’inizio della fase di vendita e riacquisizione da parte di ThyssenKrupp».
