di M. To.
Una roba semplice, tanto le cose che i sindacalisti ternani dovevano sapere, le avevano già sapute nei giorni scorsi. Quello con l’amministratore delegato di Ast, Marco Pucci, è stato un incontro che non ha offerto novità.
I sindacati Loro, i sindacalisti, hanno ribadito quelle che sono le posizioni già note e i tanti dubbi che l’operazione portata a termine da ThyssenKrupp e Outokumpu non ha certo fugato, ma anzi accentuato. Due aspetti su tutti: la volontà reale dei tedeschi, che peraltro non fanno mistero di essere intenzionati a rivendersi le acciaierie ternane; e l’equilibrio produttivo – tra i volumi di acciaio ‘caldo’ e ‘freddo’ – che garantirebbero gli attuali livelli occupazionali.
IL RITORNO DI AST IN THYSSENKRUPP
L’azienda Marco Pucci, e non era certo pensabile che le cose andassero diversamente, si è limitato a ribadire concetti già espressi: l’Ast ha sfruttato al massimo le opportunità che è riuscita a ritagliarsi in questo periodo ed è pronta a mettere a frutto le eventuali opportunità che dovessero presentarsi con il nuovo assetto e potendo sfruttare le potenzialità dei centri di servizio che saranno a disposizione.
Il piano industriale Tutte e due le parti – Ast e sindacati – in questa fase però non possono fare altro che scambiarsi mere dichiarazioni di principio, perché il discrimine sarà determinato dalla presentazione del piano industriale da parte di ThyssenKrupp e questo avverrà solo dopo che la Commissione europea avrà sciolto le riserve – pare solo formali – relative all’operazione.
Bruxelles Un primo momento di approfondimento, però, potrebbe aversi già il 17 febbraio, quando a Bruxelles si svolgerà un vertice, organizzato da IndustriAll, la confederazione sindacale continentale, proprio per fare il punto sulla nuova situazione che si è venuta a determinare con il ritorno di Ast nella galassia ThyssenKrupp.
Il vertice Al confronto parteciperanno Fim, Fiom e Uilm nazionali – che fanno parte di IndustriAll e le segreterie territoriali degli stessi sindacati. Escluse dal tavolo, in quanto non aderenti alla confederazione europea, Fisimc e Ugl.
Lo sciopero Nella giornata di mercoledì, intanto, alla Società delle fucine i lavoratori hanno incrociato le braccia per protestare contro la mancanza «di garanzie dei livelli produttivi che ora interessano l’area fucinatura e a cascata, fra qualche mese, ricadranno in quella della meccanica». Secondo la Rsu «le strategie del management, per quanto riguarda i cambiamenti di processo, stanno portando l’azienda ad avere problemi qualitativi che rischiano di aggravare una situazione già precaria a causa della crisi, scaricando tali problematiche sui lavoratori».
Gli organici Secondo la Rsu, poi, «la scelta unilaterale dell’azienda di modificare gli organici nell’area Fuc-trattamenti senza la necessaria applicazione delle pratiche operative, abbassando vistosamente i livelli di sicurezza e senza indicare le necessarie garanzie di strategia commerciale e produttiva, appare pretestuosa e sconcertante».
