di Marco Torricelli
Ufficialmente la Commissione europea pronuncerà «entro il 12 febbraio» sul ritorno di Acciai Speciali Terni da Outokumpu a ThyssenKrupp. Ma intanto ci si porta avanti con il lavoro.
Almunia Le esternazioni del commissario europeo alla concorrenza, Joaquín Almunia, che nei giorni scorsi aveva anticipato l’orientamento verso il ‘via libera’, ha dato la stura a tutta una serie di commenti – da quelli più ottimistici a quelli meno – che appaiono più indirizzati a guardare al lungo periodo che all’immediato, visto che, oggettivamente, appare scontato che l’operazione possa procedere.
L’AST TRA OUTOKUMPU E THYSSENKRUPP
Il sindacato Ma le interpretazioni e, soprattutto, le congetture in questi giorni si sprecano. Per il segretario della Cgil ternana, Attitlio Romanelli – il ‘sistema acciaierie’ garantisce l’occupazione a circa 4mila persone: 2278 direttamente in Ast ed un migliaio grazie al sistema degli appalti, 325 all’Ilserv e circa 700 nelle varie altre ditte impegnate; 210 alla Società delle fucine; 150 al Tubificio 150 e 65 all’Aspasiel – è indispensabile «che questa realtà di eccellenza venga messa nelle condizioni di sfruttare tutte le sue enormi possibilità».
GUARDA L’INTERVISTA AD ATTILIO ROMANELLI
Di Girolamo E lo stesso sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, è chiaro: «Stanno arrivando elementi – anche se non risolutivi – positivi che, nel breve e medio termini, possono essere considerati soddisfacenti». Ecco, nel breve periodo, perché Almunia «parla esplicitamente di un impegno della multinazionale tedesca a investire sul sito di Terni. Sono elementi importanti, che definiscono in maniera abbastanza nitida due questioni fondamentali: quella di una proprietà affidabile e quella relativa alle risorse necessarie affinché il sito produttivo di Terni continui ad essere concorrenziale».
Il futuro Detto che ThyssenKrupp «in questi oltre dieci anni ha dimostrato con i fatti di aver tenuto sul mercato l’impianto Ast, assicurando nel frattempo occupazione e produzione» Di Girolamo chiarisce che «non siamo a un assetto definitivo e risolutivo», perché «quanto è accaduto in questi mesi ha fatto comprendere al governo nazionale e ai territori che tutti gli asset della produzione siderurgica italiana e europea sono in continua e – a tratti frenetica – evoluzione, in uno scenario i cui contorni e la cui portata sono difficili da cogliere».
Il «mal di testa» Soprattutto perché gli analisti del settore non hanno fatto sconti, paragonando l’operazione ad un «mal di testa», per Heinrich Hiesinger, amministratore delegato di ThyssenKrupp e di «un passo indietro» rispetto ai programmi annunciati. Tanto che si è arrivati a dire esplicitamente che «ThyssenKrupp prevede di vendere nuovamente Ast e Vdm nel medio termine, ma Terni prima deve essere ristrutturata».
La ritrutturazione Aspetto, questo, sul quale era stato chiaro l’amministratore delegato di Ast, Marco Pucci: «Noi possiamo valutare pro e contro e dire la nostra su quello che ThyssenKrupp può fare per migliorare la competitività di Ast. Avremo una rete di distribuzione forte in Europa e non solo, con un centro servizi, quello presente in Turchia (300 mila tonnellate di consumi annui; ndr), che ci permette di distribuire e canalizzare prodotti in un mercato in forte ascesa e decisivo per i rapporti con i paesi arabi e del medio oriente».
GUARDA L’INTERVISTA A MARCO PUCCI
Gli azionisti Interessante sarà verificare come andrà l’assemblea degli azionisti – in programma per venerdì – ai quali Hiesinger spiegherà i motivi dell’operazione e, soprattutto, i ritardi accumulati nel progetto di rilancio della multinazionale e, soprattutto dell’abbandono definitivo del settore dell’acciaio.
Lo scenario Perché oltre al «mal di testa» rappresentato da Terni, c’è la grana relativa all’impianto siderurgico brasiliano di Rio de Janeiro, che ThyssenKrupp non è riuscita a vendere ed è stato fatto rientrare – con un accordo di fornitura – nel contratto di vendita stipulato per quello statunitense di Calvert, in Alabama (Usa) a una joint venture formata da ArcelorMittal, Nippon Steel e Sumitomo Metal Corporation, per 1,55 miliardi dollari.
Aumento di capitale Una vendita – e la ricapitalizzazione di 880 milioni, attraverso la vendita di azioni – che non avrebbe risolto gran che, tanto che l’Ad sarebbe intenzionato a proporre un a proporre agli azionisti un ulteriore aumento di capitale. Il problema è che la maggior parte degli analisti e dei banchieri continua a ritenere che il ‘settore acciaio’, che per ThyssenKrupp rappresenta ormai il 30% del fatturato complessivo, vada definitivamente abbandonato e pure in fretta cancellato al più presto. Venerdì, insomma, il «mal di testa» di Heinrich Hiesinger potrebbe aumentare. E per le acciaierie ternane non sarebbe un buon segno.
