Guglielmo Epifani a Terni nel 2013 (foto archivio U24)

di Marco Torricelli

Il segretario generale del Partito democratico, Gugliemo Epifani, intervenendo all’assemblea organizzata dai sindacati dei metalmeccanici per fare il punto e delineare le strategie in relazione alla trattativa di cessione delle acciaierie ternane da parte di Outokumpu, ha ribadito la posizione del suo partito che, in buona sostanza, non si discosta da quanto emerso nel dibattito in corso negli ultimi giorni.

Il futuro Indispensabile, a giudizio del segretario del Pd, è «evitare che queste travagliate vicende societarie finiscano per indebolire le prospettive e il futuro del sito ternano». Ecco perché, per Epifani «ben venga la proroga della vendita, per mettere a punto i dettagli della cessione dello stabilimento Ast, ma questa proroga non deve essere né troppo breve, né troppo lunga, perché altrimenti si corre il rischio di vedere compromessi una serie di investimenti e posizioni di mercato».

Il governo Ma soprattutto è indispensabile un coinvolgimento diretto del governo, che per Epifani «deve svolgere un ruolo attivo e decisivo, in questa vicenda, perché quando sono in ballo questioni di mercato europeo, quando ci si deve confrontare con delle multinazionali, è evidente che la sede non può che essere quella del livello nazionale».

L’acciaio La questione delle acciaierie «è probabilmente oggi la crisi industriale più profonda e pericolosa, perché parliamo di una grande infrastruttura di base, che serve a tutta l’industria italiana. Per questo – secondo il segretario del Pd – sia il futuro di Terni; sia la situazione particolarmente difficile dell’Ilva, che non riguarda solo Taranto, ma tutti gli stabilimenti dell’Ilva; sia la situazione di Piombino e della Lucchini, cioè tre grandissime realtà degli acciai italiani, oggi richiede una particolare attenzione».

Le date Decisive, soprattutto per avere un quadro più completo della situazione, aveva detto in apertura dell’assemblea Claudio Cipolla, della Fiom Cgil, parlando anche a nome di di Fim Cisl, Uilm Uil, Fismic e Ugl, che hanno organizzato unitariamente l’evento, «saranno le fate già in agenda: il 29 maggio, con il vertice programmato al Mise ed al quale è stata invitata anche Outokumpu; il 31 maggio, quando si terrà il previsto ‘tavolo nazionale sulla siderurgia’ e l’11 giugno, quando l’Unione europea sarà chiamata a valutare il piano di azione per l’acciaio».

Gli equilibri Per le acciaierie ternane, è stato detto dai sindacati, «è necessaria una visione più attenta delle particolarità che rappresentano, essendo l’unico sito italiano che produce acciaio inox e che, pur dovendo essere inquadrato nel più ampio contesto della siderurgia nazionale, vanta delle peculiarità che lo contraddistinguono e ne devono fare un punto di forza nella trattativa in atto con gli altri Paesi europei». Per essere ancora più chiari hanno ricordato che «per tenere i conti in ordine, le acciaierie ternane devono poter produrre al un milione e 400 mila tonnellate di acciaio ‘a caldo’ e 600 mila tonnellate ‘a freddo». Ricordando che, se negli ultimi tre anni si è registrato un disavanzo di gestione «di circa 100 milioni di euro, questo è stato determinato proprio dal fatto che la produzione di ‘freddo’ non è andata oltre le 450 mila tonnellate».

Tajani Grande attenzione viene riservata alla posizione della Germania, molto attenta alle questioni relative alle produzioni di acciaio nel continente. A giudizio del vice presidente della Commissione europea, Antonio Tajaini, «la Germania non può fare a meno del mercato europeo, perché il 60% dell’export tedesco è in Europa e se si indebolisce il mercato europeo ne risente anche l’economia tedesca». Quella delle acciaierie di Terni, secondo Tajani «è una grande questione e mi auguro, proprio nell’ottica di evitare che l’Europa perda i suoi grandi asset industriali, che non si interrompano le trattative con la cordata europea che si era proposta per l’acquisto».Dopo aver confermato che ‘«l’11 giugno il piano di azione per l’acciaio, che rappresenta un messaggio forte che l’Europa crede nell’acciaio, ‘riceverà il ‘via libera’», Tajani dice di «concordare con il presidente del consiglio, Enrico Letta, sulla necessità che il 20% del Pil dell’Ue sia frutto del settore manifatturiero entro il 2020», ma che dovrà essere affrontato, in fretta, il problema del costo dell’energia, «che in Europa è eccessivo e deve essere ridotto».

Rossi Per il senatore del Pd, Gianluca Rossi, «Terni è stata, è e deve continuare ad essere uno dei centri nevralgici della produzione di acciaio in Italia e in Europa. A livello comunitario, non possiamo quindi accontentarci di promesse ‘placebo’. Non c’è bisogno di panacee, ma di un progetto articolato di sviluppo e reindustrializzazione che preveda, attraverso un nuovo sostegno pubblico, un reindirizzo del polo universitario con una prevalente caratterizzazione scientifica e tecnologica, il completamento del sistema logistico territoriale su elevati standard qualitativi e di servizio attraverso la realizzazione e l’entrata in funzione della piastra logistica di Terni-Narni, definendone la specializzazione strategica; un “nuovo” ruolo territoriale di Terni, fra il sistema logistico Ancona–Civitavecchia, il corridoio nord del sistema metropolitano romano e l’asse produttivo est del territorio regionale (Bastia-Foligno-Spoleto), ed infine il riutilizzo di contenitori ed aree industriali dismesse a favore di progetti industriali coerenti con le aree di sviluppo individuate»

I sindacati Le segreterie provinciali dei sindacati di categoria, a conclusione dell’assemblea, ribadiscono la richiesta che la gestione della vicenda «sia spostata dal tavolo del ministero dello sviluppo economico a quello della presidenza del consiglio; che la doppia discussione in sede governativa sia con la società cedente, per i criteri di vendita, sia con la Società acquirente, sui piani industriali e operativi debbano tener conto della irrinunciabilità, per il sito di Terni, delle certezze dei volumi, dei livelli occupazionali e delle risorse finanziarie adeguate e che il prosieguo della vicenda, sia seguita direttamente dalla presidenza del consiglio». Per i  sindacati, inoltre,«il sito di Terni deve essere venduto con tutte le sue produzioni, compreso il Tubificio, che riteniamo essere irrinunciabile per le prospettive presenti e future del sistema produttivo degli acciai speciali».

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