Tk-Ast

di Marco Torricelli

L’articolo, nel contratto di lavoro, c’è. Ed è pure scritto chiaramente. Ma, come sempre più spesso succede, alla cosa viene dato un valore relativo. Solo che a restarci ‘sotto’, come sempre, sono persone e famiglie, vite e storie.

L’appalto In pratica succede questo: all’interno delle acciaierie di Terni ci sarà un avvicendamento, a seguito di una gara d’appalto, tra ditte esterne che si occupano di un servizio decisivo, molto più di quanto si pensi, come quello delle pulizie industriali. Meglio chiarire: i lavoratori in questione non girano per la fabbrica con gli scopettoni e gli stracci, ma – tanto per dire – vanno a ripulire l’interno dei forni o altri punti molto delicati degli impianti di produzione e, fino al 31 dicembre, questo lavoro lo svolge la Rigato di Venezia.

La novità In seguito alla gara d’appalto, però, dal 1° gennaio del 2014 tutto passerà alla Iosa di Terni che, giustificando la cosa con una riduzione delle ore di lavoro previste dall’appalto stesso (si parla di circa 900 ore al mese in meno) e con tutti gli annessi e connessi, ha fatto sapere che dei 24 lavoratori ad oggi in servizio, ne terrà 12. Agli altri, contratto o non contratto, un caro saluto.

La procedura La faccenda, ovviamente, ha provocato un certo trambusto: «Intanto perché l’articolo 4 del contratto di lavoro – dice la segretaria della Filcams Cgil di Terni, Desiré Marchetti – prevede espressamente che la ditta che subentra in un appalto deve garantire il mantenimento del numero di occupati, ma poi perché quando siamo stati invitati all’Associazione industriali per essere informati della cosa, non ci è stato fornito uno straccio di documento a supporto, a partire dal capitolato di appalto».

Il capitolato Già, perché pare che sarebbe successo questo: si è fatta la gara e poi, ad aggiudicazione avvenuta, alla ditta vincitrice si sarebbe, più o meno, detto che le cose stavano in maniera diversa e che a fronte del milione e 300mila euro (circa) previsti per il 2014, l’Ast poteva spendere un milione e, di conseguenza, Iosa si doveva organizzare. E Iosa ha fatto quello che si fa di solito: ha deciso di ‘tagliare’ il personale. Con una logica che viene definita «originale, perché a fonte di una possibile riduzione di circa il 30% del valore dell’appalto, si è deciso di lasciare a casa la metà del personale».

Le ipotesi Ma con 12 addetti, spiega Matteo Lattanzi, della Filcams, «è impensabile che si possano svolgere, in sicurezza e con la certezza dell’accuratezza necessaria, lavorazioni così importanti e dalle quali dipende anche la qualità finale dei prodotti di Ast, ma poi, ribadiamo, questo metodo di gestione dei rapporti, con le ditte esterne e con le organizzazioni sindacali, è inaccettabile». Soprattutto perché il sospetto e che poi, «durante l’anno, si decida di far ricorso ad interventi ‘a spot’, per i quali sarebbe necessario fare ricorso a personale supplementare, la cui gestione diventerebbe impossibile da verificare».

Lo sciopero E così, tanto per cominciare, lunedì si sciopera: «La decisione – conferma Desiré Marchetti – è stata presa di concerto tra tutte le organizzazioni sindacali. Invieremo una lettera di diffida all’azienda e chiederemo che si apra un confronto sul merito e sul metodo».

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