di Marco Torricelli
Un caso non è. Sicuro. Ma questo è un aspetto secondario, sul quale magari si ritornerà. Poche ore dopo che le trattative sul piano industriale per Ast sono state interrotte ed aggiornate a venerdì, l’agenzia Adn Kronos ‘lancia’ le proposte di Ast che verranno messe sul tavolo del Mise. E, intanto, sembrano calare le possibilità che il primo ministro Matteo Renzi sabato faccia tappa a Terni
Morselli non prende il treno Ufficializzata, intanto, la rinuncia di Lucia Morselli alla carica di amministratore delegato di Trenord. Il consiglio di amministrazione ha preso atto mercoledì mattina, della sua rinuncia «per ragioni personali» e ha avviato «le procedure per scegliere, nel più breve tempo possibile, il nuovo numero uno dell’azienda». La cosa appare come un’indiretta conferma del fatto che la campagna di ‘normalizzazione’ di Ast – il saldo milionario del contratto della Morselli avverrà solo a operazione conclusa – sarà più lunga del previsto.
LA STORIA DI AST AGGIORNATA AL 5 SETTEMBRE
La mobilità Scendono a 290 – il dimezzamento che si era ipotizzato – i lavoratori che si vorrebbero spedire in mobilità e per loro – anche questo era facilmente immaginabile – sono pronti dei soldi: a chi accetterà entro il 28 dicembre 2014 verrà riconosciuto un incentivo all’esodo pari a 80 mila euro; mentre per chi lo farà dal 29 dicembre in poi, l’incentivo scenderà a 50 mila. Contemporaneamente verrà concessa la cassa integrazione per un anno e poi reiterata per un altro, fino al 30 settembre 2016.
Il contratto integrativo Quelli stipulati il 20 luglio 2005 da Ast, Tubificio di Terni e da Società delle fucine e il 21 maggio 2008 da Aspasiel resterebbero in vigore fino al 30 settembre 2018, ma con alcune modifiche. Dovrebbero essere soppressi tutti gli incentivi caratterizzati da quote fisse consolidate di corresponsione e derivanti da contrattazioni di secondo livello:tipo il premio di reddività (Pra) consolidato. Verrebbero invece confermati i premi di redditività (Pra) e di produttività (Pps) cosi come definiti nell’accordo aziendale del 20 luglio 2005. Ma rimarrebbero sospesi per i prossimi tre anni e quindi fino al 30 settembre 2017.
E il resto? Nulla, invece, l’agenzia scrive sul resto delle idee che Lucia Morselli e la Tk-Ast hanno in testa: sugli investimenti da fare e sul forno di fusione che si vuole spegnere. Ma queste informazioni, forse non sono state ritenute funzionali da chi ha deciso di far filtrare la notizia. Di sicuro, però, adesso il ministro Guidi – ammesso che non lo sapesse già – e i sindacati sanno cosa li aspetta alla ripresa della trattativa.
Le istituzioni Dalla presidente della Regione, Catiuscia Marini; dal presidente della Provincia, Feliciano Polli e dal sindaco Leopoldo Di Girolamo viene un commento chiaro: «Una proposta di accordo così come sembra profilarsi – dicono – avrebbe un costo sociale elevatissimo, scaricando esclusivamente sui lavoratori il peso del piano industriale, sia in termini di lavoratori in mobilità che di pesanti riduzioni salariali e non darebbe alcuna garanzia soprattutto sul versante degli investimenti per la salvaguardia della competitività delle acciaierie di Terni». Ma oltre al commento ufficiale, quello che emerge è un sentimento di autentica perdita di fiducia dei confronti dell’ad Lucia Morselli, che potrebbe sfociare in un deciso cambio di atteggiamento, fin ad oggi ovviamente improntato al dialogo, fin dalla riunione di venerdì.
Rossi Duro anche il senatore Gianluca Rossi (Pd): «Il Governo chiarisca quanto prima se quanto trapelato tramite agenzie è la proposta che Thyssenkrupp ha formulato per l’Ast. Se così fosse è da ritenersi assolutamente irricevibile. Governo, Regione ed enti locali respingano al mittente con forza il contenuto, perché non offre nessuna prospettiva per la città di Terni. È fondamentale confrontarsi prima sulle questioni industriali e solamente dopo si affronteranno gli aspetti sociali della ristrutturazione. Esporrò la mia preoccupazione sulle indiscrezioni della proposta di Ast già giovedì mattina, quando il sottosegretario Gozi risponderà alla mia interrogazione sulla posizione della Commissione europea in merito al piano industriale di Thyssen per l’Ast».
Bentivogli Il segretario nazionale della Fim Cisl Fabrizio Bentivogli, dice che «ci aspettiamo che l’azienda superi le tattiche dilatorie, le richieste impossibili da accogliere e un atteggiamento antagonista che ha finora caratterizzato il suo atteggiamento. La Fim si presenta all’incontro con l’intenzione di provare a fare l’accordo. Per noi è essenziale che la capacità produttiva del sito sia rafforzata, con investimenti adeguati e con una politica e una rete commerciale capace di fare uscire il sito di Terni dalla incertezza nella quale si trova. Gli eventuali esuberi che dovessero derivare da operazioni di efficientamento dovranno essere gestiti con gli ammortizzatori sociali e con politiche di incentivazione all’esodo volontario. Le dichiarazioni di queste ore dell’Ad dell’AST di Terni continuano a muoversi nella logica della propaganda e non aiutano lo sviluppo di un negoziato vero».
I sindacati locali Le organizzazioni sindacali locali dicono di aver appreso «con stupore della proposta formulata dall’amministratore delegato di Ast rispetto alle loro disponibilità a trattare su contratto e mobilità». Oltre al merito di quanto proposto, «che chiaramente rappresenta un pezzo di discussione non scollegato dagli impegni sul piano industriale ancora ad oggi inesistenti, c’è un problema di metodo sul come si sta svolgendo il negoziato». E dicono che è «singolare» che debbano «apprendere dalla stampa le proposte aziendali quando, nei confronti svolti in questi giorni, tali proposte non sono mai state formulate ufficialmente». Tale atteggiamento, rimarcano, «conferma quanto da noi sostenuto relativamente ad una non volontà da parte aziendale di discutere, di non voler fare accordi e di applicare il suo piano industriale che prevede solo tagli, sacrifici ed indebolimento delle produzioni ternane» e mettono agli atti che «tali atti provocatori ed irrispettosi da parte aziendali potrebbero avere ripercussioni sul buon esito del negoziato».
Renzi Dall’esito della trattativa, peraltro, dipende anche la definizione dell’agenda di sabato 4 ottobre, quando il presidente del consiglio, sarà ad Assisi per le celebrazioni in onore di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia: se si raggiungerà un’intesa ‘accettabile’, il premier passerà poi anche da Terni, ma nelle ultime ore l’ipotesi sembra perdere terreno. Altrimenti potrebbero essere i lavoratori ad andargli incontro.
Gli appalti E tanto per far capire che aria tira, «la Cgil di Terni e tutte le categorie interessate agli appalti Ast denunciano il grave comportamento del managment che unilateralmente ha sospeso alcuni contratti di appalto. La sospensione, senza nessun preavviso, è sopraggiunta con una trattativa ancora in corso. L’arroganza del management è tanto più grave perché lesiva del lodo ministeriale che impegnava le parti a non porre in essere atti unilaterali sino al 4 ottobre 2014. All’uscita forzata dei lavoratori dello stabilimento, abbiamo chiesto chiarimento ma a tutt’ora non vi è alcuna risposta né dalle ditte interessate, né dalla direzione Ast, che ha annunciato 40 milioni di euro di risparmi nelle manutenzioni, questa ovviamente è materia di trattativa tra le parti. Come CGIL abbiamo chiesto un esame specifico degli appalti per garantire i livelli occupazionali e gli standard di sicurezza, non curarsi delle richieste sindacali, getta un’ulteriore ombra sulla vertenza. Non vorremmo che questo atteggiamento che a messo fuori dal sito decine di lavoratori, sia soltanto l’inizio del cammino verso una balcanizzazione del mondo degli appalti all’interno del sito di Viale Brin. Se così fosse
l’Ast si mette in netta contraddizione con il protocollo sulla sicurezza sottoscritto e rinnovato negli anni. I Lavoratori delle ditte terze sono stati al fianco dei lavoratori Ast nell’intera vertenza, pertanto nel proseguire ci riserviamo di mettere in atto le azioni che riterremo più opportune già dai prossimi giorni».
