di M. To.
Venti giorni per sapere che fine farà la Sangemini e molti meno, solo dieci, per conoscere il destino della Tione di Orvieto. I destini di due marchi di acque minerali si incrociano sempre nelle aule del tribunale di Terni.
Sangemini Venerdì è stato stabilito, davanti al giudice Alessandro Nastri, che per dare il via al concordato Sangemini ci vorranno circa 14 milioni di euro, ma i creditori si sono divisi. In tre. Un gruppo – che complessivamente riceverebbero circa due milioni di euro se il concordato fosse accordato dal giudice – hanno votato a favore, mentre un altro gruppo – al quale spetterebbe un totale di circa un milione – si espresso contro. Gli altri, per un totale di circa 11 milioni crediti vantati, non si sono espressi.
Il termine E così il giudice ha deciso di concedere altri venti giorni di tempo, antro i quali i creditori ‘indecisi’ dovranno esprimere il proprio parere. fermo restando che, dicono le norme procedurali, un’astensione viene equiparata ad un voto favorevole e che, quindi, se le cose rimarranno come sono, il concordato verrà concesso.
Tione Alla fine del mese, invece, scade la proroga di sei mesi concessa, sempre dal giudice Nastri, per il concordato relativo alla Tione di Orvieto: i sindacati hanno chiesto un incontro con la Regione, nel corso del quale discutere dell’ipotesi che, dicono, «potrebbe portare alla stipula di un altro concordato», con un pretendente che era stato presentato come una «notissima azienda distributiva». Per la cronaca va ricordato che il personale di Tione non vede un euro di stipendio da aprile e che la produzione dei marchi ‘Fonti di Orvieto’ e ‘Tione’ è ferma da ottobre 2013. Mentre la controllata laziale ‘Claudia’ sembra destinata a sua volta al fallimento.
