«Viviamo nella totale incertezza, siamo stati lasciati completamente all’oscuro di ogni decisione». A 24 ore dall’ufficializzazione dello scorporo dell’intera area inox della ThyssenKrupp dal resto del gruppo è la frase che risuona più volte tra gli operai fuori dai cancelli dello stabilimento di Terni. Il sito (con circa 2 mila e 700 occupati complessivamente) che più degli degli altri sarà interessato dalla decisione. Ma per qualcuno «non è detto che con la vendita le cose vadano peggio». All’uscita del turno mattutino la preoccupazione è palpabile. Anche perché, nonostante l’azienda non abbia ancora illustrato nel dettaglio le mosse per il futuro, la maggior parte degli lavoratori si aspetta solo una cosa: la vendita del sito.
Sempre gli ultimi a sapere «Ciò che abbiamo finora – spiega Stefano – sono solo voci e per questo il clima in fabbrica è ancora più pesante. Di sicuro, non ci aspettiamo che la situazione si ristabilizzi». «Come al solito – aggiungono Riccardo e Luca – saremo gli ultimi a sapere quale sarà il nostro destino: se venderanno, in che modo, quando e a chi. Fino a che non avremo notizie precise la preoccupazione ci accompagnerà». A infastidire i lavoratori ternani è anche il fatto che i sindacati tedeschi siano già venuti a conoscenza dei dettagli del piano, a differenza di quelli italiani. «Questa situazione rispecchia quello che è oggi l’Italia – dice Simone -, sindacalmente e politicamente non contiamo più nulla. Ma tanto l’azienda ha deciso, cercherà di fare cassa e ci venderà».
Non è detto che sia un male Non tutti però pensano che questa opzione sia poi del tutto negativa. «Che ci sia aria di dismissione – dice Michele – dentro alla fabbrica si era capito da parecchio. Mi auguro solo che le istituzioni ci stiano vicine. E poi, secondo me, l’ingiusta sentenza della Corte d’assise di Torino verso l’ad Espenhahn ha avuto i suoi effetti. Ma alla fine non è detto che con la vendita le cose vadano peggio». «E’ uno stabilimento che funziona – dice Alessio – qualcuno ci compererà. La preoccupazione ora c’è ma non è sempre legittima».
Rossi: si attivino Frattini e Romani In difesa dell’insediamento produttivo continua a essere schierato l’intero mondo politico umbro. «Per comprendere, in tempi rapidi, se si va verso un disimpegno totale o parziale da parte della Thyssen sul territorio – ha detto l’assessore regionale Gianluca Rossi – è necessario che si attivi non solo il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani ma anche quello degli Esteri Franco Frattini. E’ infatti una questione anche di diplomazia economica».
A Torino manifesti contro la ristrutturazione Intanto alcune centinaia di manifesti contro il piano di ristrutturazione della ThyssenKrupp, che prevede la dismissione del settore acciaio inox, sono stati affissi a Torino. L’iniziativa è del comitato «Maipiuthyssen», composto dai 13 lavoratori torinesi dell’azienda ancora in cassa integrazione. «Adesso – dichiara Mirko Pusceddu, uno dei lavoratori – il vero volto dell’azienda e dell’amministratore delegato Harald Espenhahn sono venuti a galla: avevano già deciso di chiudere lo stabilimento di Terni indipendentemente dalle sentenze della magistratura. Espenhahn, poi, è andato a prendere l’applauso dalla platea di Confindustria con in tasca il provvedimento di dismissione della fabbrica». I lavoratori torinesi si dichiarano «solidali con i colleghi ternani e critici con la locale amministrazione comunale, che – a loro parere – ha sempre consentito alla proprietà di fare ciò che voleva appoggiandola in ogni decisione».

