«La cancellazione dell’ospedale di Spoleto dalla rete dell’emergenza urgenza rappresenta un’indegna soluzione per fare quadrare il bilancio della sanità umbra e lo si era già capito dalle mosse della giunta Tesei-Coletto». Lo dice l’ex primario di Anestesia e Rianimazione dello stesso nosocomio spoletino, Enzo Ercolani, tra i protagonisti negli ultimi cinque anni della battaglia a difesa del presidio sanitario con l’associazione San Matteo.
In un lungo intervento, il professionista ormai in pensione indica nei conti del sistema sanitario regionale l’ipotesi di revocare la classificazione di Dea di Primo livello dall’ospedale di Spoleto, paventata dal presidente della Provincia di Perugia e sindaco di Gualdo Tadino Massimiliano Presciutti, «ma già contenuta nei fatti dal progetto del Terzo polo sanitario» Foligno-Spoleto deliberato dalla precedente amministrazione regionale, col San Matteo che «non avrebbe il Punto nascita né le strutture complesse», riducendosi a interpretare, «il ruolo di meta appendice di Foligno, con una vocazione per la Geriatria e la Chirurgia programmata», è scritto in una nota dell’associazione San Matteo.
Per Ercolani, dunque, «la direttrice Daniela Donetti, la presidente Stefania Proietti e il vice Tommaso Bori hanno sposato in pieno il progetto del Terzo polo di Tesei e Coletto, tanto che nei tanti mesi trascorsi al governo della Regione non è giunto a Spoleto il benché minimo segnale di inversione di rotta: zero assunzioni, nessuna riapertura dei reparti di Ostetricia e Ginecologia né di Pediatria».
L’ex primario, dunque, parla apertamente di «un accanimento ingiustificato verso il nostro ospedale», assicurando che il movimento a difesa del presidio «non lo accetterà», perché «oltre a Spoleto a non rientrare nei parametri del decreto ministeriale 70 sono anche gli altri quattro ospedali Dea di primo livello», ossia Foligno, Città di Castello, Branca e Orvieto.
