Thyssen e Outokumpu hanno trovato un accordo per la cessione di Inoxum

di Daniele Bovi e Fabio Toni

La trattativa tra ThyssenKrupp e i finlandesi di Outokumpou arriva ad una svolta. Tramite una nota diffusa martedì mattina il gigante teutonico dell’acciaio conferma che «un accordo di massima» è stato raggiunto con i finlandesi di Outokumpu. Il management di Thyssen ha approvato l’operazione e dai rappresentanti dei lavoratori è arrivato anche un sì assai pesante che spiana la strada al buon esito dell’operazione. Tuttavia la fusione tra tedeschi e finlandesi, perché di questo si parla, dovrà essere approvata dal consiglio di sorveglianza di Thyssen che si riunirà in seduta straordinaria oggi pomeriggio. Sulla fusione poi dovrà arrivare anche il sì del cda finlandese.

L’accordo L’accordo di massima coi finlandesi è stato raggiunto sulla base di  2,7 miliardi di euro, con i tedeschi che mantengono una quota di minoranza nella nuova società pari al 29,9%. Tra i punti dell’accordo anche quello che viene definito un «significativo» pagamento in contanti (circa un miliardo di euro) da parte di Outokumpu, che si carica anche i debiti finanziari «di terze parti» e le passività collegate alle pensioni di Inoxum. In totale cifre che ammontano intorno a 420 milioni di euro. Oltre al miliardo cash, Outokumpu ricorrerà al mercato puntando innanzitutto sui suoi investitori forti. L’azienda finlandese infatti è in mano per oltre il 40% a investitori statali che sono, nel dettaglio, Solidium (un’agenzia di investimento statale finnica) che ha il 30,84%, la Social Insurance Institution of Finland con l’8%, l’Ilmarinen Mutual Pension Insurance con il 3,9% e il Finland’s State Pension Fund con l’1,9%.

LE ISTITUZIONI UMBRE: VALUTAZIONE POSITIVA

I punti Secondo l’accordo poi tutti i licenziamenti, nei siti tedeschi, sono bloccati fino al 2015. A confermare l’accordo di massima anche una nota di Outokumpu secondo la quale gli altri punti riguardano la chiusura di Krefeld entro il 2013, la messa al sicuro di Bochum almeno fino al 2016  e una riduzione di 850 posti di lavoro in Germania. Lavoratori ai quali Thyssen offrirà posti di lavoro «alternativi» all’interno della società. Secondo i finlandesi la possibile fusione con Thyssen (il cui titolo sui mercati, alle 13, era in rialzo di oltre il 2,2%) porterà «significative sinergie» per quanto riguarda i costi

Chi è Outokumpu Outokumpu è uno dei più importanti player internazionali dell’acciaio. La società finlandese, forte di ottomila dipendenti dislocati in molti Paesi, ha una lunga storia alle spalle (è nata nel 1932) ed ha tre grandi stabilimenti produttivi in Inghilterra e sei punti in Italia, tutti nel Nord. I finlandesi rappresentano il più piccolo dei produttori d’acciaio europei e la ormai più che probabile fusione con Thyssen rappresenterebbe la creazione di un gruppo da 18 mila dipendenti e 10 miliardi di euro di fatturato (5,9 di Thyssen Inoxum e 4,3 di Outokumpu). Un’altra tappa del processo di consolidamento del settore acciai che sta interessando tutti i principali gruppi mondiali, stretti in una morsa fatta di alti costi per le materia prime e sovraccapacità produttiva.

Cos’è il Consiglio di sorveglianza Il sistema di corporate governance tedesco è assai diverso da quello italiano. Il Consiglio di sorveglianza che, come detto, si riunirà oggi pomeriggio, è composto per la metà (10 rappresentanti su 20) dai lavoratori. I restanti membri sono gli azionisti che, insieme ai lavoratori, svolgono le funzioni di consulenza, sorveglianza e controllo sulle decisioni più importanti che arrivano dal Consiglio di amministrazione, a cui spetta la gestione della fabbrica.

Il sindacato Dalle prime ore del mattino il comunicato della multinazionale tedesca ha messo in agitazione il sindacato umbro. «Stiamo guardando con molta attenzione agli avvenimenti di queste ore – spiega a Umbria24.it Attilio Romanelli, segretario della Fiom di Terni -. Probabilmente nel consiglio di sorveglianza verranno assunte le decisioni, frutto del preaccordo fra le due multinazionali. Vogliamo capire le prospettive per un sito strategico come quello di Terni, con un ruolo nazionale ed europeo nella produzione di acciai speciali». «Un gruppo industriale come questo – spiega Romanelli – ha un profilo importante soprattutto in termini di prospettive ed è difficilmente improntato alla speculazione, a differenza dei fondi di investimento americani di cui si è parlato nei giorni scorsi». «Non si sono dimenticati di noi – osserva poi Romanelli facendo riferimento al fatto che nel comunicato non si parla di Terni – semplicemente ci dicono implicitamente che tengono alla conservazione del sito italiano, considerato strategico». «La soluzione che sta emergendo in queste ore e che dovrà essere verificata attentamente – dice a Umbria24.it Faliero Chiappini, segretario della Cisl di Terni -, ci spinge ad un moderato ottimismo. Dopo lo spin-off dell’inossidabile, avevamo lanciato l’allarme circa i rischi di uno spacchettamento di Inoxum e le possibili ripercussioni sul tessuto industriale ternano. L’operazione messa in piedi con Outokumpu, con la proprietà tedesca che manterrebbe il 30% delle quote, fa ipotizzare uno sviluppo positivo, nel senso del mantenimento sul territorio di una struttura industriale solida, con una forte presenza sul mercato e una rete commerciale di prim’ordine. È necessario comunque tenere alta l’attenzione sui possibili sviluppi della vicenda».

Il boccone amaro Nonostante il «sì» dalle parti di Krefeld invece non si festeggia. I lavoratori tedeschi devono infatti ingoiare un boccone amaro come la chiusura dell’impianto, come detto, entro il 2013. I rappresentanti dei dipendenti nel corso della trattativa chiusa proprio nelle ultime ore, sono stati messi sotto pressione: senza accordo con Outokumpu sarebbero rimasti a mani vuote. «Il risultato che abbiamo raggiunto non dà alcun motivo per festeggiare» ha detto Bertin Eichler, consigliere direttivo del sindacato industriale metalmeccanici. «Per i dipendenti e le loro famiglie, siamo stati in grado di garantire posti di lavoro, guadagni e prospettive» ha concluso il sindacalista, che è anche vice presidente del Consiglio di Sorveglianza della ThyssenKrupp. Nel corso della giornata tutti gli aggiornamenti.

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