di Bruno Petronilli
Un’isteria collettiva, principalmente mediatica, ha svuotato l’Umbria dai molti turisti che statisticamente, da agosto a oggi, avrebbero trascorso le loro vacanze nella nostra Regione. Un quadro preoccupante, che ha avuto come cause scatenanti ovviamente gli avvenimenti sismici. Eventi drammatici che ci hanno colpito solo in piccola parte del territorio. L’immagine della nostra terra, però, ne ha pagato le conseguenze nella sua interezza e questo è un dato di fatto ineluttabile.
Soluzioni? Senza arrivare alle estreme conseguenze di fantasiose strategie di marketing (per esempio Lufthansa dopo il gravissimo incidente aereo del volo Germanwings ha pensato bene di cambiare nome alla sua compagnia low cost, facendola confluire in Eurowings) e dando per scontato che il nome ‘Umbria’ campeggi in futuro nei resoconti giornalistici quale sinonimo di fascino, bellezza e serenità, come è sempre stato in passato, abbiamo incontrato una figura di primaria importanza in chiave turistica come Andrea Sfascia, presidente della sezione Turismo di Confindustria Umbria, ideatore di un modello d’eccellenza di benessere che gli vale l’appellativo di mister Spa, per cercare di comprendere dal suo osservatorio qual è veramente la situazione.
«Già con il terremoto di Amatrice del 24 agosto il trend negativo si è rivelato in tutta la sua gravità. C’è stata una discreta ripresa nel mese di ottobre, ma con il terremoto del 30 dello stesso mese la situazione è precipitata», racconta Sfascia. «La percezione di disastro con l’enfasi mediatica data dal crollo della cattedrale di San Benedetto a Norcia ha travolto tutta l’Umbria». Le immagini sono importanti, inutile negarlo, nel bene e nel male. Le strutture ricettive all’interno dei comuni del cratere sismico vivono una situazione drammatica in termini di disdette e mancate prenotazioni. In particolare le aeree di Spoleto, Terni e Orvieto pagano le conseguenze peggiori. Chiediamo se è possibile ipotizzare e quantificare economicamente il danno: «Se affermo che siamo tra i 30 e i 40 milioni mi avvicino molto alla realtà», dice Sfascia. Una perdita ingente, che non tiene conto delle conseguenze incalcolabili in termini d’immagine. «Purtroppo c’è stata non solo la fuga dei turisti, ma anche di tutte quelle presenze legate al settore congressuale, di cui l’Umbria ha sempre fatto un vanto per qualità dell’offerta». Un fenomeno che come uno tsunami inarrestabile è arrivato fino a Perugia: «Pensi che alcuni nostri associati hanno ricevuto ad ottobre 2016 disdette per congressi programmati a Perugia per marzo 2017».
Andrea Sfascia punta il dito, oltre che sulla fatalità dei fenomeni naturali, sulla campagna mediatica continua e incessante che si è innescata, forse poco attenta a chiarire i fatti reali: «Invece di specificare che i problemi c’erano sui Sibillini e in Valnerina, si è genericamente parlato di Umbria, con le conseguenze che sappiamo». I numeri sono rilevanti: da un meno 25/30% di presenze si arriva a strutture ricettive che hanno raggiunto il 100% e che hanno deciso di chiudere i battenti per molti mesi. «Addirittura a Santa Maria degli Angeli ci sono alberghi che a Capodanno avevano una sola camera prenotata», aggiunge Sfascia.
Questo è il racconto di questi mesi, che dipinge un quadro preoccupante che non accenna a cambiare. Cerchiamo di capire quali soluzioni sono state adottate o saranno adottate per invertire la rotta. Non crediamo molto agli appelli a venire in Umbria per solidarietà. Riteniamo che si debba comunicare la nostra terra per la sua straordinaria capacità, mai diminuita, di offrire emozioni. «Bisogna trasmettere positività» ci dice Sfascia «le azioni che come associazione abbiamo portato all’attenzione delle istituzioni sono molte. Facciamo parlare l’arte, l’enogastronomia, la natura incontaminata dell’Umbria, parliamone nelle grandi testate giornalistiche italiane e internazionali. Poi aiutiamo concretamente chi è in difficoltà. La Regione si è attivata immediatamente e c’è un programma d’iniziative di estrema validità. Ma deve intervenire anche il Governo nazionale, riconoscendo il danno indiretto delle zone fuori dal cratere sismico. E’ un punto fondamentale. La Regione dell’Umbria ha bisogno di risorse ingenti per realizzare un’importante campagna mediatica da qui fino a giugno».
Chiediamo ad Andrea Sfascia se un coordinamento in tal senso tra Umbria, Marche, Abruzzo e Lazio non possa rappresentare un’opportunità per far sì che l’immagine del “Centro Italia” cambi volto: «Sarebbe una buona idea, i fondi che chiediamo al Governo nazionale saranno utilizzati per la promozione delle quattro Regioni insieme, noi siamo pronti per dare il nostro supporto, a condividere progetti e iniziative. In attesa di sviluppi da Roma non stiamo comunque fermi: bisogna sospendere i mutui e alcune tipologie di tasse, prolungare la cassa integrazione fino a giugno, tutta una serie di manovre di non facile attuazione tecnica, ma sicuramente essenziali per ripartire».
Decisioni concrete quindi, da mettere in campo prima possibile, per risollevare la situazione economica delle strutture ricettive e della ristorazione, ma anche ovviamente di tutti coloro che lavorano nell’indotto turistico: grande e piccola distribuzione, servizi, industrie, artigianato, produttori agricoli, allevatori. Se tutto il complesso sistema d’iniziative verrà attuato come da programma, quando possiamo ipotizzare un ritorno alla normalità? «Credo che fino a marzo ci sarà da soffrire, poi ci sarà una ripresa. I numeri che statisticamente avevamo raggiunto nel 2016 con un incremento del 10% del turismo, probabilmente dovuto al fatto che a causa del terrorismo molte persone avevano scelto mete differenti dalle grandi città, sono impensabili. Sarei felice se potessimo confermare i dati del 2015 in questo 2017, sarebbe già un gran successo».
Chiudiamo il nostro incontro cercando di soddisfare una curiosità che è legata a un atavico dilemma che personalmente mi tormenta da decenni. «Caro Presidente, è una follia pensare che, data l’emergenza in cui siamo, s’inneschi a vari livelli un meccanismo virtuoso di decisioni atto a regalare all’Umbria, rapidamente, un sistema di trasporti degno di questo nome? Nello specifico: dovendo aprire le porte della nostra Regione a tante persone non sarebbe il caso di avere treni veloci che collegano Perugia a Firenze e a Roma in un’ora? Avere il privilegio di ostentare un aeroporto che ci collega, per esempio, a Milano Linate in poche decine di minuti? Oppure un sistema stradale privo di dossi e buche praticamente ovunque? Che dice, è fantascienza?” ecco la domanda». Andrea Sfascia sorride: «Tempo fa avevo proposto l’adozione di una tassa regionale che producesse risorse da investire in questo senso. So per certo che l’assessore al Turismo Paparelli ci sta lavorando. Ma nell’immediato mi sembra un po’ troppo complicato sperarci». Eravamo certi che non fosse semplice, era solo una affettuosa illusione. Nel frattempo consigliamo a tutti di venire in Umbria, terra tranquilla e meravigliosa. Una terra ferita, ma estremamente orgogliosa. Tempo fa Oscar Farinetti, durante un suo intervento a un convegno a Scheggino (raggiunta solo dopo qualche ora di viaggio…) suggerì di adottare per l’Umbria il seguente slogan ‘Un sogno irraggiungibile’. Va bene, magari ci vuole un po’ per arrivarci. Ma è sicuramente una meta da sogno.
