di Mar.Ros.
‘Tanto tuonò che piovve’ potrebbe essere la frase caratterizzante la vicenda Tct dal 21 maggio prossimo. Il numero uno dell’azienda che taglia e spedisce i prodotti del Tubificio di Arvedi-Ast, Gino Timpani, ha infatti comunicato ai sindacati metalmeccanici un’ennesima data di possibile chiusura dell’azienda per la quale starebbe per aprire la procedura di licenziamento per cessazione dell’attività.
Arvedi-Ast-Tubificio-Tct La trattativa tra privati, timidamente ripresa nei mesi scorsi, avrebbe subito un nuovo brusco stop e i retroscena trapelati lasciano spazio per la verità anche al pensiero che questa di fatto non sia mai decollata. Il disinteresse a entrare nel merito dell’operazione compravendita, misto a carichi di lavoro decrescenti per mano del Tubificio, fanno ipotizzare che, per certi versi neanche troppo segretamente, la controllante acciaieria si sia organizzata diversamente per i servizi di taglio e spedizione tubi al cliente. Tale situazione, se confermata, metterebbe a repentaglio l’occupazione.
Tavolo in Prefettura Una cinquantina i lavoratori coinvolti, appesi alla speranza che il cavaliere di Cremona mantenga le promesse. Davanti alla cattedrale di Terni, alle minacce di chiusura di Tct, l’imprenditore siderurgico disse a quei dipendenti che Ast sarebbe stata la loro casa e che quindi si sarebbe fatta carico delle ricadute sociali del caso. Di scritto però, a parte una nota stampa, non c’è nulla; e i sindacati in queste ore stanno valutando il da farsi. La vicenda tornerà probabilmente presto sul tavolo del Prefetto e non può non incrociarsi con le intenzioni del gruppo Arvedi sull’intera Ast, soprattutto in assenza di un Accordo di programma e alla luce di fermate produttive ricorrenti e preoccupanti.
