Una linea di produzione di Ast

di Marco Torricelli

Nuvoloni neri. E tuoni, forti. Sarà stata una coincidenza, ma venerdì pomeriggio, mentre in una saletta di palazzo Spada si incontravano i rappresentanti delle istituzioni e dei sindacati, il cielo della città si andava scurendo. E il temporale avanzava.

I dubbi Quella della vendita delle acciaierie, infatti, si sta rivelando una faccenda complicata e nella quale – almeno questa è l’impressione – ci siano troppi aspetti poco chiari e le rappresentanze sindacali unitarie «esprimono forte preoccupazione rispetto al processo di cessione, anche a fronte dell’avvicinarsi della data del 7 Maggio (scadenza imposta dalla Commissione europea per la vendita; ndr) e delle perduranti incertezze che ad oggi ancora si registrano».

Le offerte Le incertezze a cui fanno riferimento sono riferite alla consistenza delle offerte pervenute ai finlandesi di Otukumpo – quelle ‘vincolanti’ della jont venture Aperam-Arvedi-Marcegaglia e del fondo Apollo, oltre che quella ‘semplice’ dei cinesi di Tsinghan – e delle quali non è stato ancora possibile verificare i contenuti. Per questo «è urgente il confronto governativo tra tutti i soggetti protagonisti del processo di cessione ed in particolar modo con la presenza della società cedente per sancire, non solo i criteri di vendita, ma la vincolarizzazione al progetto di cessione del mantenimento occupazionale e delle capacità impiantistiche del sito».

Le paure Già, perché la paura, crescente, è che dietro a tanta reticenza si nasconda una polpetta avvelenata: un piano, da parte dei possibili compratori, che piuttosto che industriale si riveli di autentica deindustrializzazione. Che farebbe il gioco degli altri players continentali dell’acciaio e che metterebbe all’angolo l’Italia, ma soprattutto le acciaierie ternane, il cui ruolo rischierebbe di diventare marginale, se non meno.

Le richieste Ed ecco perché i sindacati ribadiscono che «è indispensabile nella gestione di tutta la vicenda, onde evitare pericolose operazioni speculative tendenti a penalizzare il sito di Terni, che i piani operativi e i volumi produttivi previsti per Terni siano mantenuti e che non venga ostacolato un corretto esercizio delle relazioni sindacali interne allo stabilimento». Ma anche che il sito venga «venduto nella sua integrità compreso il Tubificio, perché l’integrità dello stesso sito e delle sue produzioni sono fondamentali e strategiche per l’intero settore inox italiano».

Sciopero e consiglio straordinario Concetti ribaditi più volte – mentre le nubi si addensavano sulla città – anche nel corso del confronto con le istituzioni. Tanto che, mentre i sindacati annunciavano uno sciopero di quattro ore per venerdì 26 aprile, il sindaco ha preso l’iniziativa: quella delle acciaierie, che peraltro si inserisce in un quadro di crisi profonda per l’intero comparto industriale locale, sarà materia di discussione per un consiglio comunale straordinario, da indire – con evidenti motivi evocativi – a ridosso del 1° maggio.

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