di Marco Torricelli
L’altra volta si parlò di un ‘tavolo di sviluppo’, ma la prossima si dovrà, necessariamente, impostarlo diversamente: «Sarà un tavolo di crisi, perché non si può più giocare con le parole e con la pelle delle persone», ringhiano dal sindacato.
L’incontro Mercoledì mattina l’assessore regionale Vincenzo Riommi ha «preso atto che la situazione è oggettivamente mutata, dopo la richiesta di concordato presentata dalla Sangemini» e che, quindi, non è più possibile tener conto delle promesse fatte dall’azienda negli incontri precedenti. Sarà lui stesso, quindi a «convocare un nuovo incontro, in Regione, con i rappresentanti aziendali, nel corso del quale riprendere il filo di un discorso che, ovviamente, dovrà tener conto proprio di questa nuova situazione».
Gli appuntamenti Un incontro che farà seguito a quelli già programmati per venerdì: a mezzogiorno ci sarà quello con il Prefetto, che a sua volta ha invitato la Sangemini a farsi vedere e ad esporre il proprio punto di vista – i sindacati stanno valutando la possibilità di dar vita ad un presidio di lavoratori, davanti alla sede della prefettura – mentre alle 15,30 ci si sposterà a San Gemini, in comune, dove il sindaco ha invitato i parlamentari umbri, per concordare strategie comuni e trovare il modo di portare la vertenza Sangemini a Roma.
L’azienda La Sangemini, dal canto suo, tace. Dopo l’ultima comunicazione, quella relativa alla richiesta di concordato, l’azienda ha scelto il silenzio: «Un atteggiamento che alimenta le paure e la tensione tra i lavoratori – dice Michele Racanella, della Flai Cgil – che non sanno davvero più quale potrà essere il futuro che li aspetta». Ecco perché si attendono i prossimi incontri: «Perché la Sangemini non potrà esimersi dal parlare, almeno, con il Prefetto e con la regione – spiega il sindacalista – e dare a loro quelle spiegazioni che tutti si aspettano».
