I numerosi stravolgimenti al vertice del colosso tedesco Thyssenkrupp fanno solo da sfondo ad una quotidianità lavorativa all’interno del sito siderurgico Ast, destinato alla vendita, fatta di vecchi e nuovi problemi, nonché svariati nodi da sciogliere; uno su tutti quello della gara per il recupero delle scorie.
Acciai speciali Terni Parecchi temi caldi che riguardano l’acciaieria sono finiti martedì in aula a Palazzo Cesaroni, dove il vicepresidente della Regione Fabio Paparelli ha risposto all’interrogazione del Movimento cinque stelle: «Non abbiamo attivato procedure di Via (Valutazione impatto ambientale) perché non abbiamo alcun progetto in materia – ha spiegato martedì -. In questo momento a Terni sono ancora in una fase interna di aggiudicazione, non so da quanti anni stiamo parlando di questa roba». Dovrebbe chiudersi invece a breve la partita del protocollo sicurezza. Il testo è già stato condiviso dalle numerose parti in causa: azienda, sindacati, Arpa, Usl, associazioni di categoria, Comune e Provincia ma per la sottoscrizione ufficiale la prefettura di Terni sta attendendo il nulla osta del ministero dell’Interno.
Question time Regione In consiglio regionale è stato discusso l’atto ispettivo dei consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari relativo anche al controllo rigoroso degli standard retributivi e dell’inquadramento degli esternalizzati di Ast; all’informazione su come la Regione stia agendo per tutelare dipendenti, storia e valore della ditta ‘Iosa Carlo’ e all’aggiornamento della Via. Illustrando l’interrogazione Maria Grazia Carbonari ha sottolineato che «mentre Ast-Thyssenkrupp, da anni, non è più interesse primario del gruppo tedesco, la multinazionale pare conseguire significativi risparmi non solo sul versante degli impianti, spesso inefficienti, come dimostrano le analisi di Ispra e Arpa sull’allarmante tenore dei metalli pesanti su aria, suoli, acque, ma anche sul fronte organizzativo. Dopo i pesanti tagli occupazionali e di stipendi, seguiti alla vertenza del 2014, Ast ricorre a decise esternalizzazioni, evitando assunzione di proprio personale dipendente».
Grillini «La Giunta chiarisca anche i motivi per cui, – prosegue Carbonari – nella pluriennale e estenuante attesa del vincitore della gara della Thyssen per il recupero delle scorie, la Regione non stia ancora imponendo l’aggiornamento della Via, come prevede l’articolo 28 al testo unico 152, sul sito produttivo, tacendo dell’ulteriore espansione in atto della nota discarica dei veleni a poco più di un chilometro della cascata delle Marmore. Frattanto prosegue la crisi della ditta ‘Iosa Carlo’, impresa umbra qualificata che dà lavoro a oltre 140 famiglie e che è fortemente operativa dentro Ast-TK. Questa azienda per molti motivi, è un boccone prelibato di svariati soggetti interessati a spolpare una storica realtà non solo locale, rischiando di mandarla in fallimento, pur dopo aver accettato in Umbria soggetti pseudo-imprenditoriali ben diversi».
Regione L’assessore Fabio Paparelli ha risposto che «Terni è paradigma di un moderno sviluppo industriale, tenendo a cuore l’equilibrio necessario da trovare tra le criticità ambientali e la necessità della continuazione di una produzione che deve diventare strategica attraverso procedure formali che consentano poi di interloquire con le multinazionali in modo adeguato. Il mercato dell’acciaio è caratterizzato da dazi e politiche di dumping messe in atto dai Paesi, a cui bisogna rispondere con politiche adeguate rivolte all’ecosostenibilità, al mantenimento dei livelli occupazionali, compatibilità ambientale e sicurezza del lavoro, che devono diventare standard dell’economia globale.
Vendita Ast e crisi Iosa «Sulla base di questi presupposti, lo scorso 9 luglio la Regione ha convocato un tavolo dove è emersa la necessità che il Governo si renda disponibile a un confronto. Ho sollecitato Di Maio per iscritto e verbalmente sulle tematiche del lavoro, per individuare da subito le politiche industriali più idonee a sviluppare il settore dell’acciaio, in Italia e in Umbria, a partire dalle caratteristiche del nostro sito produttivo, in cui si collocano un sistema di competenze tecnologiche che lo rendono molto competitivo. In sede governativa intendiamo ribadire la strategicità del sito Ast ma deve essere sottolineato che in relazione all’ipotesi di vendita andrà individuato un soggetto che abbia le caratteristiche di un operatore industriale vero. Siamo in attesa da qualche giorno della convocazione di questo tavolo, ma intendo precisare, non sfuggendo a quanto posto dagli interroganti, che la necessità del rispetto pieno delle previsioni contrattuali degli inquadramenti anche degli operatori che operano, le azioni di verifica a controllo sono di competenza esclusiva del Ministero del lavoro e delle direzioni provinciali, ai quali chiedo che i verbali di questa interrogazione di questa seduta siano trasmessi, soprattutto perché si tratta di temi di subappalti, temi di sicurezza del lavoro, stipulati da diversi anni in sede di prefettura, sui quali credo sia necessario fare verifiche. Sulla ditta Iosa Carlo, anche questa importante non solo per la sopravvivenza delle 140 famiglie, auspico che l’autorità giudiziaria conceda la possibilità di una gestione, perché questo consentirà di mettere in campo tutte le strumentazioni necessarie affinché 140 lavoratori non finiscano nel calderone dei disoccupati, ma possano svolgere un’opera preziosa in termini ambientali, non solo per le acciaierie ma per l’intera comunità umbra».
M5s Nella replica conclusiva, Liberati ha detto: «Bene inviare i verbali all’ispettorato e al Ministero del lavoro, perché bisogna capire cosa accade lì dentro a vantaggio non solo del rispetto della legge ma di chi lavora lì dentro, poiché a noi risulta che alcune aziende esternalizzate siano in condizioni critiche, siamo sotto i livelli retributivi minimi. Bene gli auspici sulla ditta Iosa, non si possono mandare a casa 140 famiglie, bisogna fare in modo che non ci siano soggetti intenzionati a spolparla, bisogna fare in modo che i concordati abbiano il loro buon esito, perché quelle persone, questi dipendenti, le maestranze, vengono pagati, l’Azienda non è messa così male. Non sono invece d’accordo, la invito su questo a far rispettare il testo unico ambientale, sulla Via, perché a me basta il presente per dire alla Thyssen non te ne vai così, tu paghi i danni. Chi ha fatto i danni se li paga, tra l’altro è un principio europeo, il soggetto inquinante paga. Invece no, è dal 2005 che la Via è ferma, e si parla di accertare la sussistenza di impatti ambientali negativi imprevisti, che sono accertati dal 2006. Questo imponeva già che si facesse la Via, su questo vi invitiamo a fare rispettare la legge. Non esiste che la Thyssen non rispetti le regole».
