di M.T.
Quattro, due soggetti industriali e due fondi di investimento. Sarebbe questo il panorama dei possibili acquirenti della Acciai Speciali Terni che Outokumpu dovrà vendere entro il 7 maggio.
I cinesi Oltre alla cordata italo-lussemburghese, formata da Aperam, Marcegaglia e Arvedi – che fino ad oggi è stata l’unica a rendere pubblica la propria volontà di entrare in possesso delle acciaierie ternane – a visitare gli impianti, nei giorni scorsi, sarebbero stati gli inviati del gruppo cinese Tsingshan, che ha sede a Shanghai, oltre a quelli di due fondi di investimento.
Le offerte Ora i quattro possibili compratori dovranno inviare le proprie offerte vincolanti che, poi, Outokumpu dovrà valutare. Poi tutti al ministero dello Sviluppo economico – vertici aziendali, enti locali e sindacati – per un esame della situazione, con i sindacati che hanno già spiegato che, per loro, le ipotesi legate a semplici operazioni finanziarie, non sono nemmeno da prendere in considerazione, mentre vogliono che l’acquirente scelto abbia un profilo internazionale si presenti con un piano industriale importante. E, soprattutto, voglio certezze su un asset importante come quello rappresentato dal Tubificio.
Le valutazioni Outukumpu aveva ipotizzato di realizzare, con la vendita di Ast, tra i 700 milioni e il miliardo di euro, ma con il passare del tempo si è intuito che le offerte non si sarebbero discostate di molto dalla valutazione fatta da un analista esperto di mercato e che aveva parlato di un valore di «circa 500 milioni di euro». Ma la presenza di quattro possibili acquirenti potrebbe far lievitare il prezzo finale.
