di Re.Te.
Dopo la lettera al commissario Almunia, l’offensiva in Europa per Ast si intensifica. Quattordici europarlamentari italiani, di diversi schieramenti politici, hanno rivolto un’interrogazione comune alla Commissione europea in relazione alla ventilata proroga che sarebbe stata concessa ad Outokumpu per completare al cessione delle acciaierie di Terni, ma che, secondo quanto dichiarato dal sindaco Leopoldo Di Girolamo, non ci sarebbe mai stata.
I timori Secondo gli europarlamentari – Pallone, Gualtieri, Antoniozzi, Angelilli, Bartolozzi, Costa, De Angelis, Domenici, Milana, Morganti, Rinaldi, Salatto, Sassoli, Scurria – «questa decisione danneggerebbe le acciaierie e costringerebbe tutti gli attori istituzionali che hanno a cuore il futuro del sito di Terni ad ogni azione possibile per scongiurare ulteriori ritardi».
L’interrogazione Dopo aver ripercorso la storia recente della vicenda reativa ad Ast, i quattordici europarlamentari chiedono alla Commissione europea: «Quali sono le ragioni che avrebbero indotto a concedere questa ulteriore proroga, mentre appare necessaria una rapida chiusura della procedura di disinvestimento che preservi il valore dell’azienda e le condizioni per lo sviluppo futuro»; quali garanzie «può fornire la Commissione rispetto al fatto che l’acquirente sia un player industriale europeo del settore con un adeguato business plan in grado di garantire il mantenimento dei livelli produttivi ed occupazionali del sito»; quali sono le iniziative «che la Commissione intende assumere affinché questa situazione d’incertezza sul futuro di Ast possa essere risolta a breve in modo da consentire il rilancio della produzione»; gli obiettivi «relativi alla politica industriale europea esposti nella comunicazione del 12 ottobre 2012 ed il piano acciaio presentato lo scorso 11 giugno»; quali assicurazioni «può fornire la Commissione sul fatto che la produzione di acciaio speciale a Terni continui a rimanere centrale nel contesto dell’industria comunitaria e che Ast non sarà acquisita con scopi diversi rispetto alla prospettiva di valorizzazione e sviluppo del sito da un eventuale acquirente extra europeo».
