Il Polo chimico di Teni

di Iv. Por.

Stavolta per il Polo chimico ternano sembra davvero la svolta. Dopo lunghi mesi di tira e molla due fatti positivi: il progetto presentato da Novamont ai sindacati e l’apertura di Lyondell Basell a cadere parte degli asset. Da qui potrebbe partire il rilancio.

Ampliare il polo ricerca Una proposta di riqualificazione di parte del polo chimico di Terni «con l’obiettivo di ampliare l’attuale polo di ricerca e sviluppo nel campo della chimica verde» è stata presentata nel pomeriggio dalla Novamont alle organizzazioni sindacali di categoria, nel corso di un incontro che si è svolto al ministero dello Sviluppo economico. Il progetto – spiega la stessa azienda – «si propone di catalizzare opzioni di rilancio di una delle area storiche del sistema produttivo italiano, utilizzando parte delle strutture Lyondell Basell in via di smantellamento».

Barlume di luce Buona la riposta dei sindacati. «Finalmente qualche barlume di luce in fondo al tunnel della vertenza del polo chimico ternano». E’ questa l’analisi delle rappresentanze nazionali e territororiali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uilcem in merito all’incontro con Novamont, rappresentata dall’amministratore delegato Catia Bastioli e dal responsabile degli affari istituzionali Andrea Di Stefano.

Apertura di Basell All’inizio della riunione il direttore dell’ufficio vertenze del ministero Giampietro Castano ha informato le parti della comunicazione ufficiale, da parte della Lyondell Basell, della chiusura della prima fase della trattativa con Novamont per la cessione degli impianti produttivi in dismissione. In base a quanto riferito dai sindacati la Novamont avrebbe spiegato che «questo fatto ha parmesso di ammorbidire la discussione tra le parti per la cessione delle aree, ancora da valutare in attesa della due diligence in atto da parte di Lyondell Basell per la quantificazione del valore delle aree».

Due diligence In proposito Novamont e Basell hanno confermato al ministero di aver avviato un’attività di «due diligence» (la valutazione di valore e condizioni di un’azienda) sull’insieme delle aree presenti nel polo chimico e Lyondell Basell si è dichiarata «disponibile» a trovare forme che permettano gli investimenti dei soggetti interessati al progetto qualora si trovi un accordo.

Certezze normative La Novamont chiede però certezze normative per avviare una nuova fase di investimenti finalizzati alla crescita della capacità produttiva. «Questo – dicono ancora i sindacati – deve essere definito attraverso la definitiva approvazione del ddl che sarà oggetto di discussione nella conferenza Stato-Regioni di domani (mercoledì, ndr), che finalmente fissa i paletti tecnici sui prodotti biodegradabili, mettendo la parola fine alla mistificazione di alcuni prodotti sul mercato, spacciati per biodegradabili, ma composti di percentuali altissime di polipropilene, e venduti ballo stesso prezzo di quelli biodegradabile, aprendo finalmente spazi di mercato assolutamente inediti. Dalla certezza normativa sarebbero pronti investimenti importanti di Novamont insieme ad alcuni partner che sarebbero ben contenti di approdare a Terni».

Apertura ad altre aziende Novamont ha illustrato a tal proposito le caratteristiche dei possibili investimenti riconducibili a diversi attori industriali che possono insistere all’interno del polo ispirati ad un attività di ricerca altamente qualificata, «capace di coniugare innovazione, sostenibilità ambientale, risparmio energetico e competitività di impresa». Nel corso dell’incontro Novamont ha sottolineato che «l’innovazione richiede un impegno più normativo che economico, affinché vengano definite regole e leggi chiare per promuovere i necessari investimenti privati in ricerca e sviluppo nella chimica verde e ci sia la volontà esplicita del settore pubblico a collaborare con le aziende per attuare un piano a sostegno della produzione di materie prime, che utilizzino risorse rinnovabili da filiere vegetali».

Ottica di sistema Il polo per la chimica verde apre la strada allo studio e allo ricerca di nuove applicazioni nel campo delle bioplastiche che potranno essere prodotte, sempre a Terni, all’interno della bioraffineria Novamont. «Il rilancio del polo chimico – ha dichiarato Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont – non può essere riconducibile solo all’iniziativa di un’azienda ma necessita del pieno e fattivo sostegno da parte delle organizzazioni sindacali, le istituzioni, i legislatori nazionali e locali affinchè tutti lavorino sempre di più in un’ottica di sistema per garantire trasparenza, coerenze tra le varie politiche, capacità di attrarre finanziamenti pubblici e privati e favorire uno sviluppo industriale sostenibile a vantaggio di Terni e dell’intero Paese».

Tempi brevi Se tutto andrà bene gli impianti potrebbero essere realizzati in tempi relativamente brevi, anche nell’ordine dei 12/14 mesi, «dando una risposta ai lavoratori in cassa integrazione». Da qui, l’impegno del ministero a costruire strumenti per il rilancio produttivo del sito, partendo dalla convocazione delle istituzioni locali, quanto prima per avviare la fase nuova del percorso. Soddisfazione, «anche se con la dovuta cautela», viene quindi espressa da parte delle organizzazioni sindacali «per l’apertura ufficiale di una nuova fase che vede ancora il polo chimico ternano in pole position per la chimica del terzo millennio. Sarà assolutamente necessaria – concludono – una grandissima unità di intenti tra aziende, sindacati e Istituzioni, per superare i problemi che si presenteranno nei prossimi giorni, e spingere tutti insieme verso l’obbiettivo comune, della reindustrializzazione del sito».

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