M.To.
Ci avevano sperato. Ma la doccia fredda non si è fatta attendere. Gli ex lavoratori della Meraklon Yarn, passata di mano di recente e che ora si chiama Neofil, avevano lanciato l’allarme nei giorni scorsi: «Dei soldi che ci siamo guadagnati, lavorando seppure non in maniera continuativa, magari per pochi giorni al mese fino ad ottobre, cioè quando l’azienda è passata di mano, non c’è traccia». I sindacati si erano attivati ed era arrivata una mezza promessa. Ma che rischia di restare tale.
Niente soldi A denunciare la cosa sono ancora loro, i lavoratori senza lavoro: «I nostri soldi non si trovano – dicono – e ci hanno raccontata l’ennesima bugia. Non ci vogliono dare nemmeno una parte di quel migliaio di euro a testa, che più o meno ci spetta e che per noi significa molto, perché non sappiamo quando riceveremo gli altri arretrati che dobbiamo percepire, quelli della casa integrazione e da quando inizieremo a percepire l’indennità di mobilità».
I sindacati Subito dopo la prima denuncia, i sindacati si erano mossi e avevano incassato la promessa di una ‘verifica’ da fare insieme al commissario nominato dal tribunale, Daniele Discepolo e all’amministratore delegato di Neofil, Marco Mazzalupi. Ma le notizie non sono state quelle sperate: «C’è effettivamente un problema – spiegano i sindacalisti – legato, pare, ad una diversa interpretazione delle cose da parte di Discepolo e Mazzalupi, ma questo ha comportato la mancanza dei fondi necessari al pagamento delle spettanze ai lavoratori. Non intendiamo accettare questa cosa e stiamo lavorando per risolvere il problema in fretta». Ma c’è dell’altro.
La grana Lunedì alla Neofil ha iniziato a lavorare un ex dipendente Basell e la cosa non è passata inosservata: «Sinceramente siamo stupiti di questa decisione – dicono gli ex dipendenti di Meraklon Yarn – perché, se proprio era così necessaria una nuova assunzione, ci sembra logico pensare che i primi a dover essere chiamati in causa dovevamo essere noi». Anche qui arriva la replica sindacale: «Purtroppo non esistevano, tra di loro – è la spiegazione – le professionalità necessarie, in quanto quell’addetto dovrà operare in un laboratorio nel quale verrà ricreato il polimero partendo da materiali di risulta».
«Poca trasparenza» Una spiegazione che non convince i diretti interessati: «Questa cosa è da chiarire e anche in fretta – dicono – perché abbiamo già sperimentato come questa nuova proprietà non brilli in trasparenza, visto che non mantiene gli impegni rispetto ad una somma irrisoria come quella relativa alle nostre spettanze (tra i 60 e gli 80mila euro; ndr) e non tiene conto del fatto che quei pochi soldi, per noi, sono indispensabili».
