Una protesta alla Celi (foto U24)

di Marco Torricelli

Sulla Celi di Vascigliano di Stroncone è di nuovo calato il silenzio. Dopo il clamore suscitato dalle manifestazioni dei 43 lavoratori – da mesi senza stipendio e tutt’ora in attesa che venga loro erogata la prima mensilità della cassa integrazione straordinaria, concessa ad aprile – la storia è tornata nel dimenticatoio.

Un silenzio rumoroso Un’azienda con una produzione di eccellenza in un settore di altissimo livello come la nautica da diporto, ma con clienti e commesse importanti anche ‘a terra’ – dalla cassa depositi e prestiti all’auditorium parco della musica di Roma – può rischiare di morire nel silenzio più totale? E, soprattutto, com’è possibile che ciò avvenga dopo che ha accumulato debiti – si parla di oltre sei milioni di euro – tre volte superiori al capitale sociale, quando un quinto di quel capitale è praticamente pubblico? Vediamo come.

La società Intanto il capitale sociale: poco meno di due milioni e 367mila euro, suddiviso in 4577 azioni del valore di 516 euro ciascuna. La maggioranza (3022 azioni, per poco più di un milione e mezzo di valore nominale) le ha in mano il padre-padrone, Luciano Franceschini, mentre 364 azioni (188mila euro) sono suddivise tra le tre figlie, Chiara, Laura e Michela. Altre 222 azioni (114mila euro), poi, le ha in portafoglio Poltrona Frau.

La Gepafin Facendo la somma, però, rispetto al totale ne mancano un bel po’. Precisamente 969, di azioni, per un valore nominale di mezzo milione di euro. Oltre un quinto del totale. Che, infatti, appartengono alla Gepafin, la finanziaria il cui capitale è, per il 54%, detenuto dalla Regione e, per il restante 46%, da 11 banche che operano nel territorio regionale.

Gli esperti Altra, diciamo così, curiosità è rappresentata dal fatto che tra gli amministratori della Celi, oltre a Franceschini senior e ad una delle tre figlie, Laura, figurano fior di professionisti e tutti esperti nel far di conto: da Gabriele Virili a Raffaella Proietti, da Marco Chieruzzi a Marco Agabiti, fino a Barbara Travaglini. Uno schieramento di esperti che avrebbe dovuto garantire – se questo era l’obiettivo dell’azienda – di operare allo scopo di ridurre le criticità. Che invece, lo stato di crisi lo dimostra, sono diventate insostenibili.

La Svizzera Tanto che le produzioni sono ferme da mesi, trascinando nella crisi anche un’altra piccola realtà come la Ecotonet, che lavorava per conto della Celi e che è finita in liquidazione e facendo sorgere altri interrogativi: ma quell’ufficio di rappresentanza che l’azienda aveva aperto a Lugano, in Svizzera, sarà ancora operativo? E se sì: a che serve?

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.