di M.T.
Il conto alla rovescia è iniziato e l’8 agosto prossimo, in un’assemblea straordinaria già convocata, si potrebbe approvare lo scioglimento anticipato e la messa in liquidazione dell’Istituto superiore di ricerca sui materiali, l’Isrim. Nei giorni scorsi i lavoratori si erano rivolti direttamente alla presidente della Regione, Catiuscia Marini, che aveva risposto loro di seguire con attenzione la cosa. A Terni, intanto, divampa la polemica.
L’Udc Il capogruppo dell’Udc in consiglio comunale, Enrico Melasecche non fa sconti: «Purtroppo di errori in questi anni ne sono stati fatti molti e le scelte politiche di Regione e Comune di Terni, che lo partecipa al 24%, non sono spesso andate nel senso della managerialità vera. Hanno avuto incarichi retribuiti dirigenti e pseudo dirigenti politicizzati, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti».
Le rassicurazioni Un anno fa, ricorda Melasecche, «sollecitammo il sindaco a rispondere in un consiglio comunale straordinario e ricevemmo garanzie che l’Isrim sarebbe stato rilanciato e valorizzato. Oggi le notizie sono di tutt’altro tono, ma Terni non può accettare che l’intera politica regionale – di promozione della ricerca, della formazione tecnica, della creazione di imprese – degli ultimi trent’anni finisca nel peggiore dei fallimenti, con i licenziamenti dei lavoratori e la promozione dei politici che svicolano dalle proprie responsabilità».
Le richieste E fa anche i nomi, Melasecche: «Umbria innovazione, Bic, Consorzio aree industriali, tutte iniziative insediate a Terni e che hanno avuto una fine ingloriosa, ma il personale, salvo qualche eccezione frutto di epurazione politica, è stato assorbito da Sviluppumbria. Sollecitiamo allora il Sindaco ed il suo assessore allo sviluppo economico, a fare il proprio dovere: meno parole al vento, meno promesse di posti di lavoro aumentando all’infinito la grande distribuzione, già in difficoltà, ma salvaguardando le professionalità già esistenti di un Istituto, al 68% pubblico, il cui rilancio deve avvenire con criteri di serietà e competenza».
TernIdeale «La notizia, se confermata, è quanto meno spiazzante, oltre che preoccupante. Perché manifesta – dice il presidente dell’associazione TernIdeale, Giuseppe Belli – la mancanza di una visione futura della città che, anche alla luce della situazione Ast, ha in tutta evidenza la stringente necessità di riorganizzare il suo modello industriale. E come potrà, Terni, ‘inventarsi’ nuovi modelli di sviluppo se l’unico centro di ricerca in campo ambientale, energetico e tecnologico a capitale prevalentemente pubblico chiuderà i battenti?»
I brevetti Mettere in liquidazione l’Istituto «che vanta tre brevetti internazionali e partnership importanti con altri centri di ricerca europei ed extra-europei è – insiste Belli – come mettere in liquidazione il futuro della città, che per cause diverse vede stroncata ogni nuova possibilità di crescita: industriale (vertenze Ast, Basell, Meraklon), culturale (università, teatro Verdi, studios Papigno e sistema museale), innovazione tecnologica (università e Isrim)».
La polemica Secondo il presidente di TernIedale «disorienta il fatto che a decretare la chiusura del centro di ricerca ternano sino quelle stesse istituzioni locali oggi fortemente impegnate nella vertenza Ast. A Strasburgo si battono i pugni per il rispetto di patti e condizioni in una complicata questione internazionale tra privati, e a Terni si liquida un consorzio pubblico le cui ricerche possono essere alla base di nuove spinte industriali. Per evitarlo iniziamo a tenerci ciò che di nostro può effettivamente rappresentare una risorsa. Magari riorganizzandolo e razionalizzandolo, ma non certo chiudendolo».
Il Pdl «La Regione e Sviluppumbria, devono interessarsi concretamente della questione dell’Isrim – dice il capogruppo del Pdl in consiglio regionale, Raffaele Nevi – che sta andando verso la procedura di liquidazione anche a causa di errori fatti nel passato, che hanno messo molti lavoratori nella condizione di non avere prospettive per il futuro».
La proposta Giovedì, spiega Nevi, «ho proposto alla seconda commissione di farsi carico di seguire la vicenda e il presidente Chiacchieroni e i commissari convocheranno, nella prima seduta utile, i vertici di Sviluppumbria e l’assessore Riommi, per un’informativa su quanto sta accadendo e discutere di come trovare una soluzione per salvaguardare le professionalità esistenti all’interno dell’Isrim, come già avvenuto, ad esempio, nel caso del Bic».
Cgil e Cisl I due sindacati hanno chiesto «un incontro urgente sulle vicende e le sorti dell’Isrim» alla presidente Marini: «Riteniamo – le hanno scritto – che il lavoro di ricerca sul campo delle materie, in primo luogo, dell’innovazione costringano le istituzioni umbre ad assumere un orientamento positivo per garantirne la vita nel presente e nel futuro prossimo. Il futuro dell’Umbria industriale non potrà prescindere dal ruolo e dalle attività di istituti come l’Isrim per la professionalità e le competenze in materia scientifica messe in campo. Chiediamo che non venga disperso quel patrimonio di conoscenze e di professionalità tanto necessarie per Terni e la Regione dell’Umbria».
