L'Europa decide su Tk-Ast

di Marco Torricelli

Il consiglio comunale straordinario, dedicato alle acciaierie e alla trattativa di cessione di Tk-Ast, da parte di Outukumpu, si farà. A confermarlo è l’assessore comunale allo sviluppo economico, Sandro Piermatti: «Ma vorremmo la presenza non solo delle istituzioni locali, ma anche del governo e delle organizzazioni sindacali ai massimi livelli. Questo perché non servono appuntamenti rituali, ma occasioni costruttive e utili per il raggiungimento concreto degli obiettivi prefissati».

Le critiche E di appuntamenti rituali, infatti, non se ne sente proprio il bisogno, visto che, come ricorda Piermatti, «non ci troviamo ai tempi della privatizzazione quando era lo stato a vendere e quindi si rapportava in un certo modo con le istituzioni locali e il territorio. Oggi siamo di fronte a due gruppi internazionale, privati, che interloquiscono tra di loro e il rapporto, prima ancora che con lo stato e il territorio, passa in sede di Commissione europea». Ed ecco perché dice «non comprendere certe critiche o sollecitazioni che denunciano un presunto immobilismo da parte delle istituzioni locali».

Gli equilibri Perché, e se ne sta parlando nel corso delle assemblee di fabbrica, che si concluderanno nella giornata di giovedì, il problema degli equilibri internazionali, tra produttori di acciaio, è decisivo e si riverbera, direttamente, sui destini delle singole realtà produttive. Ecco perché, quindi, secondo Piermatti «la qualità dell’iniziativa, quindi, deve essere molto alta, in grado di far sì che il governo agisca in sede europea coerentemente con l’interesse nazionale, mettendo in campo anche strumenti di intervento non tradizionali, che vedano anche una partecipazione pubblica, se necessaria».

Il Tubificio Soprattutto perché gli impianti ternani, ed ecco perché la tensione resta alta intorno al Tubificio, che ha un ruolo tutt’altro che secondario negli equilibri del polo integrato ternano, ed al suo possibile scorporo dal resto, scontano in questa fase tutta la difficoltà rappresentata dalla parcellizzazione delle produzioni determinata proprio dall’essere inseriti in un contesto continentale: «Non si tratta, come si potrebbe pensare – spiega un sindacalista – di una questione secondaria. Il Tubificio assorbe una quantità enorme di quella che viene, con una semplificazione tecnica, definita ‘seconda scelta’ e separarlo dal corpo delle acciaierie metterebbe in discussione, ancor di più, l’equilibrio complessivo».

I numeri Per provare a capire meglio la cosa si possono usare i numeri: attualmente le acciaierie ternane producono tra le 90 e le 110 mila tonnellate di acciaio ‘a caldo’, cioè quello che esce dai forni di fusione, al mese. Ma quello che poi viene rilavorato, il così detto ‘freddo’ si aggira intorno alle 32 mila tonnellate, sempre al mese. Per tenere il bilancio in equilibrio – i costi di produzione sono molto più alti per il ‘caldo’ – il rapporto dovrebbe essere di due a uno, mentre, come si vede, attualmente e molto superiore al tre. Tanto che il disavanzo di gestione è piuttosto elevato: circa dieci milioni di euro al mese. Che, nelle trattative in corso, pesano. E parecchio.

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