Laura Franceschini

di Marco Torricelli

Un parcheggio vuoto e un grande silenzio. La Celi è ferma, i lavoratori non ci sono, le macchine prendono polvere e loro, Laura e Chiara Franceschini, le proprietarie, hanno voglia di raccontare. Di spiegare.

Il presupposto Partendo da un presupposto: «Comprendiamo l’amarezza dei lavoratori – dice Laura Franceschini – anche se vorremmo riuscire a far capire loro che ci stiamo impegnando per garantire non solo la sopravvivenza di questa azienda, ma anche il suo rilancio. Che, ovviamente, non potrà prescindere dalla loro presenza, perché la forza della Celi deriva anche dalla professionalità che possono mettere a disposizione».

Il silenzio I lavoratori, però, vi accusano di non essere mai state troppo chiare, nei loro confronti: «Non credo sia un’accusa giusta – dice la titolare della Celi – perché il confronto non è mai mancato e sono sempre stati messi al corrente dell’evoluzione della situazione. Il mercato della nautica, uno dei nostri punti di maggiore eccellenza, ha subito fortemente la crisi e, anche di questo, i nostri collaboratori sono consapevoli».

Il rilancio Un’altra delle accuse che vi vengono mosse è quella di aver prospettato un progetto di salvataggio che, poi, si è rivelato fasullo: «Non è così – dice Chiara Franceschini – perché quel progetto è reale e credibile. Ci abbiamo lavorato molto ed era stato valutato positivamente da alcuni possibili investitori che, però, all’ultimo momento hanno fatto marcia indietro». E adesso? «Ci sono in piedi altre due trattative, per il possibile affitto dell’azienda (sul modello di quanto accaduto, proprio in questi giorni, con la Ondulato umbro di Narni; ndr) e la ripresa delle produzioni».

L’affitto «I nostri consulenti (ci sarebbe anche lo studio Campagna; ndr) hanno messo a punto una procedura – spiega la titolare – che metterebbe l’azienda in condizione di essere immediatamente operativa sul mercato, visto che sembrano avviarsi a positiva conclusione le trattative con un’importante azienda che realizza imbarcazioni di lusso (la Isa, International Shipyard Ancona; ndr) per una fornitura di grande rilevanza».

Il pignoramento Una delle questioni più delicate, però, è quella economico-finanziaria: «Sulla quale – fa notare con grazia, ma lo fa notare, Laura Franceschini – molto ha influito, negli ultimi giorni, il grande risalto mediatico che è stato dato alla vicenda e che ha portato un fornitore, venuto a conoscenza del particolare relativo ai fondi regionali, a far bloccare i conti correnti aziendali».

La cassa integrazione Le procedure sono state avviate il 22 aprile scorso «e garantiranno, per un anno, prorogabile per un secondo, la copertura economica dei lavoratori – spiega Chiara Franceschini – tanto che si era pensato di organizzare una rotazione settimanale, tra di loro che, a gruppi di una decina di unità, potrebbero lavorare per una settimana, così da permettere alla Celi di ultimare dei lavori importanti, che potrebbero permetterci di ripristinare un corrente flusso di cassa».

Il prefetto I sindacati hanno chiesto al prefetto di convocare un incontro: «E noi saremo ben liete di partecipare – dice Laura Franceschini – perché potremo illustrare anche a lui quello che stiamo facendo per tutelare l’azienda e, glielo ripeto, anche i lavoratori. Forse, ma questo è solo un auspicio, potrebbe essere anche l’occasione per instaurare un dialogo diverso e più costruttivo con le organizzazioni sindacali, cosa che, probabilmente anche per nostri errori, fino ad oggi non è stato possibile».

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