di M. To.
Un dato certo c’è. Ma c’era anche prima del vertice che, lunedì mattina, si è svolto in prefettura: se entro l’11 luglio, giorno in cui è stata fissata l’assemblea dei soci, non interverranno novità di rilievo, i commissari di Isrim chiederanno che vengano consegnati i libri contabili in tribunale. E sarà il fallimento.
I debiti Il totale dell’indebitamento dell’istituto sarebbe ormai prossimo ai 6 milioni di euro, ma soprattutto, conferma Paolo Sabatini, uno dei commissari, «ormai non ci sono più che pochi spiccioli in cassa e anche la gestione ordinaria ormai diventata impossibile». La sorte, insomma, sembra segnata, anche se «gli incontri proseguiranno», hanno promesso i rappresentanti delle istituzioni locali. Magari anche coinvolgendo il ministero della ricerca scientifica.
La finanza Proprio il ministero, che dopo il rapporto presentato dalla guardia di finanza aveva bloccato la seconda tranche (un milione e 200mila euro) del finanziamento già stanziato per l’istituto e aveva chiesto indietro una somma analoga e già erogata, potrebbe infatti aver messo la pietra tombale sull’Isrim. L’inchiesta, infatti, ha spinto Iteleaf a fare una brusca frenata ed a interrompere la trattativa avviata per un possibile, e cospicuo (si parla di circa un milione e mezzo) investimento sui laboratori dell’istituto.
Italeaf Proprio in quella direzione si starebbe muovendo il prefetto Bellesini, che ha fatto capire di essere intenzionato a fare un ulteriore tentativo di mediazione proprio con l’azienda: «Gliene saremmo molto grati – dicono i lavoratori – soprattutto perché si tratterebbe dell’unica presa di posizione vera, mentre da parte degli altri soggetti in campo abbiamo ricevuto solo mezze frasi, ma nessun impegno concreto».
Bartoli Secondo il consigliere regionale di Confimpresa, Francesco Bartoli, che si era fatto promotore dell’incontro, «l’unico evento di rilievo che potrebbe scongiurare tale ipotesi, è costituito dalla volontà dei soci (Regione, Provincia, Comune), di ricapitalizzare l’istituto ripianando il debito, per poi ricollocare lo stesso sul mercato, ma ad una mia precisa domanda sulla possibilità di tale evenienza né il rappresentante della Regione, né il presidente della Provincia Polli, né il Sindaco Di Girolamo hanno risposto. Un atteggiamento pilatesco che la dice tutta sulla volontà di risolvere i problemi anche quando questi sono creati dagli stessi amministratori pubblici».
Il dossier a Renzi Bartoli parla di «milioni di euro di soldi pubblici sprecati, un patrimonio di ottimi ricercatori formati con i danari della fiscalità generale costretti ad emigrare, enti locali che non vogliono investire in ricerca e formazione, candidandosi a diventare sempre di più una regione arretrata. A Terni avevamo un fiore all’occhiello, l’Isrim, lo hanno fatto fallire e a questo punto il nostro compito sarà quello di portare a conoscenza dell’intera vicenda direttamente il governo, con in prima persona il presidente del consiglio, Matteo Renzi a cui verrà inviata una relazione dettagliata sulla vicenda».
La polemica Ma prima della riunione c’è stato anche spazio per un ‘siparietto’ tutt’altro che edificante: insieme ai lavoratori, ai sindacalisti e a Bartoli, seduti al tavolo c’erano anche due consiglieri – uno regionale, Alfredo De Sio di Fratelli d’Italia e uno comunale, Enrico Melasecche, di ‘I love Terni’ – che però non erano stati invitati ufficialmente. Tanto che, ad un certo punto, sono stati invitati nell’ufficio del prefetto e, quando sono tornati, hanno annunciato che «il dottor Bellesini ci ha informato che la nostra presenza non è gradita ai rappresentanti istituzionali e ci ha pregato di lasciare questa sala». Poi sono partite le bordate. A palle incatenate.
De Sio Lunedì mattina, attacca Alfredo de Sio, «ho assistito ad una delle peggiori rappresentazioni di miopia e meschinità che copre di ridicolo il rieletto sindaco di Terni e il fantasma del presidente della Provincia che si aggira per le stanze di palazzo Bazzani. Come Consigliere Regionale ho sentito il dovere, così come accaduto moltissime altre volte, di accogliere l’invito che i lavoratori avevano rivolto a tutti i rappresentanti nelle istituzioni ad assistere all’incontro che il prefetto aveva convocato con il sindaco, il presidente della provincia e l’assessore regionale».
«Si accomodi fuori» Ma, come detto, è stato invitato ad accomodarsi fuori: «Tutto avrei pensato – dice de Sio – meno che la mia presenza e quella del consigliere comunale Melasecche potessero rappresentare un problema per sindaco e presidente di Provincia, tanto da mettere in difficoltà il prefetto che, suo malgrado, ha dovuto con correttezza farci presente che la nostra presenza non era contemplata».
L’affondo Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia parla di «un atteggiamento stupido e penoso che non può nascondere l’incapacità pluriennale di affrontare le vicende dell’Isrim, né di constatare come gli ultimi mesi che dovevano servire da parte della Regione dell’Umbria tramite Sviluppumbria, del Comune e della Provincia di Terni, per fornire soluzioni in grado di salvaguardare il futuro dei lavoratori e soprattutto a non disperdere un patrimonio importante in ambito di ricerca ed innovazione, siano trascorsi tra reticenze e balbettii fino a compromettere il valore dell’istituto che consisteva oltre che nella grande professionalità degli addetti anche nel patrimonio di certificazioni utili ad affrontare in modo competitivo il mercato».
La richiesta Visto «il formalismo mostrato credo sia opportuno, dopo il mandato che il consiglio regionale all’unanimità aveva dato alla giunta di seguire e risolvere la vicenda, che vi sia una comunicazione ufficiale da parte della presidente Marini per illustrare la situazione e riferire in merito».
Melasecche L’Isrim, dice il consigliere comunale di ‘I love Terni’, «costò circa 20 miliardi di lire solo di attrezzature di laboratorio, ma è stato gestito in vent’anni dalla politica regionale e locale in modo a dir poco imbarazzante, con perdite sistematiche e logiche tutte interne al sistema di potere in vigore. I risultato sono sotto gli occhi di tutti: trentacinque lavoratori, in gran parte laureati in biologia, fisica, matematica, ingegneri, in gran parte ricercatori, vengono, incolpevoli, di fatto messi sul lastrico e Terni perde l’ennesimo punto di riferimento per colpe evidentissime degli ultimi due sindaci che si sono succeduti che non sono stati minimamente in grado di gestire la quota di proprietà del Comune (nominando peraltro assessori decisamente incompetenti), ma neanche di essere tramite con la Regione e Sviluppumbria affinché l’assessore regionale Riommi mantenesse la parola data ai lavoratori in merito ad un minimo di garanzie per la salvaguardia delle loro professionalità e dei posti di lavoro».
L’imbarazzo Melasecche poi racconta che «il prefetto, scusandosi, ha comunicato al sottoscritto ed al consigliere regionale De Sio che la nostra presenza nella delegazione dei lavoratori, nonostante fosse stata richiesta dai lavoratori stessi, non era gradita da Di Girolamo e Polli per cui ci ha chiesto cortesemente, in evidente imbarazzo, di lasciare la delegazione».
L’attacco Di Girolamo, chiede Melasecche, «dimostri di non essere il fantasma di sindaco come moltissimi lo hanno dipinto prendendo in mano la situazione, convocando la presidente della Regione e trovando i fondi (che trova sempre quando si tratta di tutelare clienti ed amici) necessari ad evitare il fallimento dell’Isrim perché sia chiaro che tale esito rappresenterebbe l’ennesimo suo fallimento».
