Protesta lavoratori Isrim (foto archivio U24)

di M. To.

Sulla loro vicenda rischia di calare il silenzio. E loro non ci stanno: «A dispetto delle tante parole rassicuranti, degli inutili attestati di stima, della prosopopea con la quale si parla pubblicamente di ricerca e servizi avanzati alle imprese, la situazione lavorativa di dipendenti e collaboratori Isrim continua a peggiorare».

La denuncia I lavoratori dell’istituto superiore di ricerca sui materiali speciali «dopo quattro anni di cassa integrazione, -30% dello stipendio; un anno di contratto di solidarietà, -60% dello stipendio e sei mesi di lavoro non retribuito, i lavoratori Isrim si chiedono se i sacrifici ai quali hanno sottoposto le proprie famiglie trovano riscontro in un pari impegno delle istituzioni – Regione Umbria, Provincia di Terni e Comune di Terni – che detengono la maggioranza assoluta dell’Istituto».

La liquidazione A tutt’oggi, ricordano, «mesi e mesi di vere o presunte consultazioni e trattative dei suddetti enti hanno portato esclusivamente alla messa in liquidazione dell’Isrim ed alla predisposizione di un bando di gara per l’affitto di un ramo d’azienda». Nel frattempo «alcuni dipendenti continuano stoicamente a lavorare ma in una situazione di assoluto disagio, in laboratori a 4°C ed in condizioni igienico-sanitarie da terzo mondo».

I privatiI lavoratori di Isrim, poi, denunciano che «permane il totale disinteresse dei soci pubblici ad individuare autonomamente una soluzione per l’istituto, scaricando il destino dei 31 lavoratori all’iniziativa privata di volenterosi imprenditori che, in un’ovvia logica di mercato, si faranno carico del solo personale strettamente funzionale alle loro attività, azzerando verosimilmente le attività di ricerca e sviluppo e con esse le competenze e le eccellenze faticosamente conquistate in questi 20 anni di attività».

La Regione I lavoratori di Isrim definiscono «ancor più indecifrabile la posizione della Regione, che ha espresso all’unanimità l’intenzione di individuare ‘una soluzione che assicuri il mantenimento dell’intera forza lavoro e la prosecuzione delle attività di ricerca, sviluppo e di servizio alle imprese dell’Istituto’, che si è sbilanciata in promesse su cui tacciamo per amor di patria, ma che in concreto ancora non è riuscita, attraverso la pletora di funzionari e dirigenti di cui dispone, ad elaborare un benché minimo progetto o proposta per il riutilizzo delle strutture – costate alla comunità circa 15 milioni di euro – e ad agire ‘parallelamente per la salvaguardia delle professionalità’».

Inefficienza L’intera vicenda, insistono i lavoratori di Isrim, «è diventata il coacervo di lentezze, inefficienze ed incompetenze con cui in molti identificano il termine ‘politica’; eppure noi, visto che non possiamo fare altro, continuiamo a sperare in una presa di responsabilità, in uno scatto d’orgoglio che ricordi a lor signori che non sono stati chiamati a fare i contabili, ma a trovare soluzioni nell’interesse dei cittadini, ossia, chiediamo semplicemente ai nostri rappresentanti, di tornare a fare politica».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.