di M.To.
La buttano sull’ironico, i sindacati, ma secondo loro la vicenda dell’Isrim di Terni «sarebbe degna di ‘Chi l’ha visto?’, la nota trasmissione tv. Ma questa volta ad essere scomparso non è qualcuno di cui si sono perse le tracce, bensì il progetto per il centro di ricerca pubblico».
Il silenzio Dopo la messa in liquidazione, da parte della proprietà, con documenti votati dal consiglio comunale e provinciale di Terni e da Sviluppumbria, si legge in una nota di Filctem Cgil e Femca Cisl «si è tenuto solo un veloce incontro con i liquidatori (lo studio Campagna; ndr), per aprire la procedura per la messa in cassa integrazione a zero ore per una quindicina di lavoratori, e poi il nulla».
La denuncia Ma la cosa peggiore sarebbe che, «mentre le richieste di incontri ufficiali dei rappresentanti dei lavoratori restano inascoltate, i lavoratori stessi, accompagnati da soggetti istituzionali e partiti politici, trovano aperte le strade della Regione, vengono ricevuti da assessori e presidenti, che non trovano di meglio che ripetere la solita incessante musichetta: ‘Stiamo lavorando per trovare una soluzione’». I sindacati, insomma, si sentono scavalcati.
Il Consiglio La conferma, secondo loro, sarebbe data dal fatto che «mercoledì, in consiglio regionale è stato approvato un ordine del giorno che pone il problema della salvaguardia dei 32 lavoratori. Ora, sicuramente questa posizione risulta essere più realista di quella millantata – attaccano – nei mesi scorsi, che paventava una ricollocazione dei lavoratori all’interno di Sviluppumbria; anche se, ad oggi, non si hanno novità sulle eventuali cordate di imprenditori interessati, oppure su possibili soluzioni pubbliche alternative, che permettano di non disperdere il patrimonio di attività e conoscenze che tanto sarebbero necessarie per rilanciare lo sviluppo industriale del territorio ternano».
Niente soldi Intanto, concludono Filctem e Femca, «i trenta lavoratori dell’Isrim sono senza stipendio dal mese di agosto, in attesa di una soluzione che prima o poi arriverà. Si continua a lavorare senza stipendio e solo finchè l’azienda sarà in grado di acquisire commesse, cosa che, a detta della direzione aziendale, con l’anno nuovo non é affatto scontata. Come organizzazioni sindacali, a fronte di questa situazione non più sostenibile, chiediamo che dalle parole si passi ai fatti e che nelle prossime ore ore i legittimi rappresentanti dei lavoratori abbiano risposte concrete e non gratuite promesse populiste».
