Un laboratorio dell'Isrim

di Marco Torricelli

Una certezza c’è. Lunedì l’Isrim andrà, definitivamente, in liquidazione. Poi se la vedrà il commissario, che sarà nominato dall’assemblea dei soci pubblici. La riunione di venerdì, a palazzo Spada e alla quale ha partecipato anche l’assessore regionale Vincenzo Riommi, di fatto non ha spostato di molto i termini del problema. Ma nessuno si aspettava che succedesse.

Lunedì L’assemblea dei soci è già convocata per lunedì sera e il verbale è praticamente già abbozzato. Si aspetterà solo il voto del consiglio comunale, che lunedì scorso aveva rinviato la decisione, ma che stavolta – come ha già fatto quello provinciale – ratificherà la decisione e poi via: l’Isrim, almeno nella conformazione che conosciamo, non esisterà più.

Le ipotesi Nell’incontro di palazzo Spada l’assessore Riommi ha ribadito che ci sono delle manifestazioni di interesse, quanto meno per la parte di Isrim che si occupa di analisi e certificazioni, mentre più problematica appare la situazione della ‘sezione’ che fa ricerca pura. Una delle manifestazioni di interesse sarebbe quella di Carlo Iosa, la cui azienda si occupa tra l’altro di smaltimento di rifiuti e bonifica ambientale; mentre l’altra sarebbe quella presentata, in tandem, da Giuseppe Mascio (la Mascio Ingegneria ha realizzato, tra l’altro, il nuovo pennone della fontana di piazza Tacito) e Ivano Emili (che è il direttore esecutivo di Italeaf e presidente di CasArtigiani).

Idee diverse Da quanto si sa, in origine si sarebbe dovuto dar vita ad una sorta di consorzio, tra i tre imprenditori, ma qualcosa non deve aver funzionato, tanto da arrivare alle due proposte separate: il commissario liquidatore – l’incarico potrebbe essere affidato a Carmelo Campagna, il cui studio conosce bene la situazione dell’Istituto – potrebbe tentare di rimettere tutti insieme.

Il personale A conti fatti, ma si tratta di conti molto approssimativi, una dozzina, forse 15, ricercatori potrebbero restare al loro posto – attualmente all’Isrim lavorano, complessivamente 32 persone – mentre per gli altri si apre la strada della mobilità: un anno per chi ha meno di 40 anni, due anni per chi è tra i 40 e i 50, tre anni per chi ha più di 50 anni.

La ricerca Sempre che non si riesca – spesso si è sentito dire che della ricerca non si vuole fare a meno – a tenere in vita almeno una parte dei laboratori nei quali si fa, appunto, ricerca pura. Ma questa, ovviamente, è una storia tutta da scrivere.

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