Operai della Meraklon

di Marco Torricelli

E poi ci sono loro. Quelli che, per gli accordi di ristrutturazione delle aziende, restano fuori. Dal lavoro, ma non solo. Perché poi si spezza anche il legame, fisico ed anche di fiducia, con le organizzazioni sindacali – che vengono così accomunate e considerate corresponsabili della situazione – e diventa praticamente impossibile rivendicare diritti minimi, ma indispensabili per campare.

Fuori dalla porta Sono una cinquantina e giovedì mattina si sono ritrovati davanti ai cancelli di quella che era l’azienda nella quale lavoravano – la ex Meraklon Yarn, nel polo chimico ternano – passata di mano di recente: «Siamo qui perché abbiamo chiesto di sapere se e quando potremo avere i nostri soldi – dicono – ma non ci fanno nemmeno entrare. Prima ci hanno messi alla porta e adesso nemmeno ce la fanno attraversare per darci udienza».

Alpha service  La Yarn – la sezione ‘filo’ della Meraklon – è entrata a far parte della galassia Alpha Service (la sezione ‘fiocco’ è passata invece sotto il controllo della multinazionale Beaulieu) ha ripreso a lavorare con 38 dei 109 addetti, mentre 71 sono stati considerati non necessari: «Una ventina ha trovato collocazioni alternative – raccontano quelli che giovedì mattina stavano davanti ai cancelli – mentre noi finiremo nelle liste di mobilità. Ma intanto vorremmo i nostri soldi».

Cassa integrazione Fino al mese di ottobre scorso hanno lavorato «seppure non in maniera continuativa, magari per pochi giorni al mese, ma di quei pochi soldi che ci eravamo guadagnati non c’è traccia – accusano – e se pensi che quelli della cassa integrazione, relativi ai mesi che vanno da giugno ad agosto (meno di mille euro; ndr), ce li hanno dati nei giorni scorsi, ti rendi conto in che situazione ci troviamo». Senza considerare che, denunciano, «siamo stati spediti in mobilità senza nessun preavviso e rischiamo di perdere anche i soldi relativi ai 15 giorni previsti per quella procedura, oltre a quelli della tredicesima mensilità».

Gli arretrati Si parla di un migliaio di euro a testa, più o meno: «Magari a qualcuno scapperà un sorriso, pensando che stiamo qui a chiedere mille euro, ma per gente come noi, con un mutuo da pagare e i figli che vanno a scuola, sono soldi importanti». Soprattutto perché «non abbiamo idea di quando potremo ricevere gli altri arretrati della casa integrazione e da quando iniziermo a percepire l’indennità di mobilità che, è bene ricordarlo, sarà di circa 900 euro al mese».

La richiesta E così hanno provato a farsi ricevere, magari da Marco Mazzalupi, che è il terminale ternano della società piemontese che ha preso le redini dell’azienda: «Ma non siamo stati ricevuti – dicono – e questa è l’ulteriore dimostrazione di quale valore queste persone diano alla dignità umana. Darci quanto ci spetta, per loro significherebbe tirar fuori circa 60mila euro, una somma ridicola viste le promesse fatte in relazione al rilancio dell’azienda, mentre per ciascuno di noi potrebbe significare la differenza tra passare un Natale dignitoso e uno drammatico».

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