Palazzo Montani Leoni

di Marco Torricelli

Un coro. I ‘piccoli’, o almeno quelli che vengono considerati tali, cantano con una sola voce. I grandi vedremo, forse. Il ‘la’ lo aveva dato, nei giorni scorsi, il segretario della Cgil di Terni, Attilio Romanelli, rivolgendosi alle fondazioni bancarie: «Finanziate le imprese, invece di comprare titoli».

La proposta «Sento che da più parti – aveva detto Romanelli – ci si dichiara preoccupati per lo stato di sofferenza delle piccole e medie imprese». Risorse, secondo lui, si potrebbero reperire «chiedendo alle fondazioni bancarie di mettere in circolazione almeno una parte dei fondi che investono – in titoli e partecipazioni – per ottenere dei rendimenti». Tipo i «i 150 milioni di euro che la sola fondazione Carit utilizza per ‘immobilizzazioni finanziarie’ e ‘strumenti finanziari non immobilizzati’. Visto che in Umbria le fondazioni sono otto, a determinare il totale si fa presto». Almeno una parte di quei soldi «si potrebbe decidere di metterli a disposizione, sulla base di progetti giudicati realizzabili, per tempi certi e con i giusti interessi, del sistema delle imprese locali».

Il sindaco Leopoldo Di Girolamo aveva accolto la proposta con interesse: «Effettivamente potrebbe essere un buon sistema che, fatte salve le garanzie per il patrimonio della fondazione Carit – aveva commentato il sindaco – rappresenterebbe un’importante iniezione di fiducia per il settore della piccola e media impresa locale che, ce lo dicono le stime ufficiali, soffre più che altrove per i morsi della crisi».

Confcommercio Ivano Rulli, presidente di Confcommercio non ha dubbi: «Tutto ciò che può rappresentare un aiuto alle imprese, in una fase come questa – dice – è senza dubbio da prendere in considerazione e, anzi, da valutare con strema attenzione». Quello dell’accesso al credito «è uno dei problemi più seri con i quali ci dobbiamo confrontare e non possiamo che auspicare che sul tema posto da Romanelli si possa aprire un dibattito, serio e sereno, in città». Di sicuro, conclude Rulli, «noi siamo pronti a discuterne, anche con la fondazione Carit, se ce ne verrà offerta l’opportunità».

Confartigianato Giuseppe Flamini, presidente di Confartigianato, è d’accordo su tutta la linea: «Le fondazioni, probabilmente – spiega – sono le uniche istituzioni che, al momento, possono vantare quelle disponibilità finanziarie di cui l’economia locale avrebbe grande bisogno e se si riuscisse a metterle in circolazione, ovviamente sulla base di progetti seri e iniziative concretamente valutabili, queste potrebbero rappresentare non solo una boccata di ossigeno per le imprese, ma soprattutto lo strumento ideale per dar loro nuova energia». Le proposte, secondo Flamini, «non vanno giudicate in base a chi le fa, ma per quello che possono valere e questa, a mio avviso, deve essere oggetto di approfondimento».

Confesercenti Italo Federici, presidente di Confesercenti, esordisce con un «magari», che è tutto un programma. «Certo – spiega – so bene che nello statuto della fondazione Carit non sono previste iniziative del genere, ma so anche, e lo sappiamo tutti, che quella che la città sta vivendo non è una fase normale e, quindi, credo che si possa e si debba pensare ad iniziative straordinarie». E poi, fa notare Federici, «i soldi che la fondazione Carit gestisce, in fondo, sono soldi della città e, quindi, quale uso migliore se ne potrebbe fare, se non metterli a disposizione, con tutte le garanzie del caso, della città stessa e delle sue imprese?».

Le risposte Già, quale uso migliore? Magari la risposta potrebbe darla la stessa fondazione Carit che, però, almeno fino ad oggi ha preferito non esprimersi. E un parere interessante potrebbe essere anche quello di Confindustria. Magari è solo questione di tempo.