Palazzo Montani Leoni

di Marco Torricelli

Se la Fondazione Carit ci sta, bene. Se non ci sta, bene lo stesso. Clitumnus andrà avanti comunque e presenterà la sua proposta, a Bankitalia, per Bps. Questa è la sintesi estrema di quanto detto lunedì a Perugia, nel corso dell’illustrazione, nella sede della Fondazione Carisp, dei i dati relativi all’effettivo stato economico-finanziario della Banca Popolare di Spoleto.

Le informazioni Nel corso della presentazione dei dati, da parte della società di revisione a cui lo studio era stato commissionato, sarebbe emerso questo: le informazioni, sulla fattibilità dell’operazione e sulle eventuali criticità, risultano essere tranquillizzanti e, quindi, Clitumnus procederà. Se si tratterà di un progetto regionale, o se Terni resterà fuori, lo deve decidere il Cda di Fondazione Carit, un consiglio che viene descritto come diviso in tre tronconi – tre favorevoli, due contrari e due indecisi – in programma per giovedì prossimo.

L’obiettivo Per presentarsi a Bankitalia con una proposta interessante, Clitumnus punta a raggiungere i 120 milioni di euro – un tesoretto composto da capitale e prestito obbligazionario subordinato – da mettere sul piatto e, se Fondazione Carit decidesse di restare fuori, le quote che resterebbero libere – una decina di milioni – verrebbero coperte, con partecipazioni proporzionali, dagli altri investitori che fanno parte della cordata.

Il Cda A decidere il da farsi, come detto, dovrà essere il consiglio di amministrazione convocato per giovedì prossimo. Un Cda che vedrebbe il presidente, Mario Fornaci, per niente entusiasta di buttarsi nella mischia; mentre il suo vice, Francesco Quadraccia, sarebbe molto più propenso a giocare la partita. Ovvio, però, che non si tratta di una partita a due: con i soci ‘istituzionali’ più sbilanciati verso la partecipazione all’operazione. Ma, alla fine, chi dovesse risultare in minoranza non potrebbe che trarne le inevitabili conclusioni.

I passaggi Clitumnus fa capire che resterà in attesa, più o meno, fino a venerdì prossimo, poi si preparerà a presentare a Bankitalia la propria offerta, che dovrà essere accompagnata da un piano industriale (la stessa Clitumnus sarebbe intenzionata a rendere noto il tutto in una conferenza stampa che, se Fondazione Carit resterà fuori, si prospetta interessante). La banca centrale, poi, avrebbe 60 giorni di tempo per scegliere la proposta migliore. Ma c’è chi ipotizza una soluzione più rapida, così da permettere una conclusione definitiva dell’operazione entro il mese di gennaio del 2014.

Pro e contro Chi si oppone all’ingresso di Fondazione Carit nell’operazione mette in evidenza il possibile rischio di dover far fronte ad una ricapitalizzazione e le norme che impedirebbero alle fondazioni l’esercizio di funzioni creditizie; mentre i favorevoli ribattono che già oggi la fondazione mantiene in portafoglio azioni di Intesa ed altre partecipazioni in Società per azioni per circa 15 milioni di euro, ma soprattutto fanno notare che Bps, nel ternano, a fronte di 170 milioni di depositi, avrebbe garantito prestiti per 370 milioni e che i 200 milioni di differenza potrebbero, anzi sarebbero di sicuro, messi in discussione in caso di mancato ingresso nell’operazione. Dettagli che, martedì, saranno oggetto di un incontro tra i tecnici di Clitumnus e quelli di Fondazione Carit.

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