di Marco Torricelli

Settimana piena, per la Sangemini. Per la quale, al momento almeno, l’unica certezza è lo stato di crisi conclamato. E il silenzio assordante dell’azienda che, dopo l’annuncio della richiesta di concordato sui debiti, è scomparsa.

La regione I sindacalisti, lunedì mattina, erano pronti a muovere verso Perugia, dove dovevano vedersi, con l’assessore Vincenzo Riommi, ma con una telefonata di mattina presto l’assessore ha rinviato tutto a mercoledì, a mezzogiorno: «Impegni personali, ci è stato detto – è il commento dei sindacalisti – e ovviamente abbiamo detto che per noi va bene. Mercoledì saremo lì, per conoscere le intenzioni della Regione».

Il prefetto A mezzogiorno di venerdì, tutti in Prefettura, nell’ufficio di Vittorio Saladino, che ha convocato un incontro con le organizzazioni sindacali, le rappresentanze unitarie di fabbrica e i proprietari della Sangemini, per esaminare le problematiche connesse alla crisi dell’azienda. Alla riunione sono stati invitati i rappresentanti degli assessorati regionali competenti ed i sindaci dei comuni di San Gemini, Acquasparta e Montecastrilli.

Il sindaco Per il pomeriggio dello stesso giorno, alle 15,30, invece, il sindaco di San Gemini, Leonardo Grimani, ha invitato in comune i parlamentari eletti in Umbria e i sindacalisti: «Il momento è delicato – spiega il sindaco – e ritengo indispensabile un momento di confronto nel quale fare il punto della situazione e concordare le strategie comuni da adottare».

La crisi I circa cento milioni di debiti della Sangemini (che si sommano agli oltre 700, che i proprietari, gli armatori Rizzo, Bottiglieri e De Carlini hanno con le banche), la richiesta di concordato, l’effettivo stato in cui versa l’azienda, le possibili soluzioni di una crisi che rischia di travolgere centinaia di famiglie: questi i temi all’ordine del giorno degli incontri in programma per questa settimana. Con una domanda, alla quale si cercherà di dare una risposta: quali sono le reali intenzioni dell’azienda?

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