di M.T.
Vogliono partecipare alla stesura del piano di rilancio della Sangemini. I sindacati, giovedì mattina, lo hanno detto chiaramente ai rappresentanti dell’azienda, con i quali si sono incontrati nella sede della Regione, convocati dall’assessore Vicenzo Riommi.
Gli impegni Nel corso dell’incontro si è arrivati, per il momento almeno, ad una soluzione di compromesso, che dovrebbe portare la Sangemini ad attestarsi su una produzione intermedia rispetto alle due ipotizzate in passato: 55 milioni di pezzi in questo periodo di ‘passaggio’. Il giusto mezzo, insomma, tra i 70 milioni ipotizzati qualche mese fa e i 40 ai quali era scesa la proprietà. I marchi interessati sono quelli di Fabia, Grazia, Sangemini e Amerino.
I lavoratori Sulla base di questo, potrebbero essere salvaguardati gli attuali livelli occupazionali e si aprirebbe uno spiraglio per il possibile il rientro al lavoro di almeno di una parte dei lavoratori della Sangemini Fruit attualmente in cassa integrazione e per i quali il 29 maggio è in programma un incontro nel quale dovrà essere affrontato il tema della cassa integrazione straordinaria.
Il piano Poi, però, ci sarà da mettere a punto il piano di salvaguardia e rilancio dell’azienda ed è qui che i sindacati, ma anche la Regione (nei giorni scorsi c’era stata una presa di posizione anche della presidente Catiuscia Marini), vogliono poter dire la loro: soprattutto per evitare di arrivare al 26 luglio, termine ultimo entro il quale la Sangemini deve presentarlo, trovandosi di fronte ad un progetto a sorpresa. Anche perché di solito certe sorprese, fanno capire i rappresentanti dei lavoratori, non sono mai piacevoli.
Lo scenario Ma il dubbio, per dirla tutta, è anche un altro. Perché uno degli interrogativi più seri, che ci si pone in questi giorni, è anche e soprattutto quello relativo al soggetto con il quale il piano dovrà essere discusso: un soggetto che potrebbe anche essere diverso da quello con il quale ci si sta confrontando oggi. Perché i Rizzo, Bottiglieri, De Carlini starebbero trattando per passare la mano e una delle condizioni poste dai possibili acquirenti sarebbe proprio quella di entrare in possesso di un’azienda ‘dimagrita’: di debiti, ma anche di personale.
