di Marco Torricelli
Sono preoccupati, i sindacati dei metalmeccanici. Non hanno notizie certe sul futuro delle acciaierie e dicono di non comprendere «i troppi silenzi da parte del management aziendale» e il suo atteggiamento «teso a diffondere tranquillità e che non offre elementi di oggettiva valutazione rispetto all’assetto futuro del sito ternano».
La situazione Notizie ufficiali, in effetti, sulle offerte di acquisto delle acciaierie, non ce ne sono. Di ufficiose sì, pure troppe e, spesso, in assoluta contraddizione le une con le altre. Come nulla è stato detto, anche in questo caso in forma ufficiale, sulla possibile, ma a questo punto davvero indispensabile, proroga del termine – fissato al 7 maggio – per l’effettiva vendita dello stabilimento ternano. Per il quale resta aperta, anche se i sindacati si sono sempre detti contrari, la possibilità di una vendita parziale: con il Tubificio, che da solo varrebbe poco meno della metà di tutto il resto, sempre in ballo. Outukumpu se lo vorrebbe tenere – anche se poi diventerebbe un cliente qualsiasi del nuovo acquirente – e magari alla cordata Aperam – Arvedi – Marcegaglia starebbe pure bene.
Le paure La preoccupazione, insistono infatti i sindacati, è data anche «dalle troppe e diverse dichiarazioni, più o meno spontanee, che sempre più diventano insistenti e non offrono un quadro di certezza per le produzioni ternane» e non condividono «i troppi silenzi da parte del governo, che dovrebbe svolgere un ruolo di significativa importanza nei confronti della Commissione europea e garantire che Terni e le sue produzioni non vengano penalizzate da questo processo di cessione».
Le domande Insomma, le segreterie provinciali dei sindacati sembrano stanche di doversi confrontare con quelle che definiscono le «diverse e variegate notizie di stampa» e ritengono che «deve essere chiarito al più presto chi sarà il nuovo proprietario di Ast e il definitivo progetto industriale che, lo stesso, ha per lo stabilimento di Terni». Perché non vogliono «trovarsi di fronte a fatti compiuti, non discussi e non trattabili».
La rabbia L’impressione che le cose marcino – e che le decisioni vengano prese – a livelli superiori, e per certi versi incontrollabili, rischia di far saltare i nervi a chi, poi, su quelle decisioni sarà chiamato a confrontarsi con i lavoratori che, a loro volta, si fanno sotto con richieste sempre più pressanti. Venerdì se ne parlerà in una riunione delle con le rappresentanze unitarie di fabbrica «al fine di intraprendere iniziative sindacali tese alla rapida convocazione di tutti i soggetti coinvolti nella vertenza Ast».
