di Ivano Porfiri
E’ una stangata da 12 milioni di euro l’anno quella che rischiano di pagare coloro che dal 2012 decideranno di trascorrere una vacanza in Umbria. Il calcolo sul possibile gettito della “tassa di soggiorno“ è stato fatto dal Sole 24 Ore Centronord applicando il cosiddetto “modello Firenze”, cioè un euro a stella per ogni notte in una struttura turistica del territorio.
Imposta graduata Anche se non si è finora quantificata la tassa, tuttavia la bozza di regolamento regionale elaborata dall’Anci e in corso di partecipazione, parla infatti di una imposta «graduata» e «commisurata alle caratteristiche e ai servizi offerti dalle strutture stesse» e sono circolate ipotesi di un range tra 0,50 e 5 euro a seconda della struttura (esclusi gli ostelli della gioventù e le strutture di proprietà comunale).
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Alberghi in testa Guardando all’elaborazione sui numeri del 2010 (rispetto ai quali i numeri da gennaio a settembre 2011 indicano un incremento intorno all’8% di arrivi e presenze) si nota come sarebbero i soggiorni negli hotel a fruttare le cifre maggiori per i comuni: circa 9 milioni e mezzo, di cui poco meno della metà solo dagli alberghi 3 stelle. Altri 2 milioni e mezzo verrebbero dai soggiorni nelle strutture extra alberghiere per cui è stato calcolato mediamente un euro per ogni notte.
I conti di Perugia Anche se questi sono numeri virtuali, alcuni comuni i conti veri se li sono già fatti: Perugia, ad esempio, ha calcolato per il 2012 un possibile introito tra 1,5 e 2 milioni di euro dalla tassa di soggiorno. Ovviamente non tutti i territori gioverebbero allo stesso modo della tassa: in testa Perugino e Assisano per le strutture alberghiere e Trasimeno per quelle extra.
Assisi dice no Ma il confronto sull’argomento è serrato, sia tra gli enti locali (il sindaco di Assisi Claudio Ricci, ad esempio, si è detto contrario alla tassa), sia nel confronto con gli attori economici del turismo. La bozza di regolamento prevede che il gettito serva ai comuni per incentivare il turismo, ma le imprese non ne sono convinte, paventando l’idea che il vero fine sia reperire risorse per sopperire ai tagli statali.
Il no di Federalberghi «Se si vuole scaricare questo onere sui turisti – afferma Vincenzo Bianconi, presidente di Federalberghi provinciale di Perugia – non siamo d’accordo, sarebbe la soluzione più facile ma la meno intelligente per chi pensa al domani. La tassa crea squilibri, soprattutto in un fazzoletto di terra come l’Umbria: noi non siamo Firenze o Roma, è troppo forte la concorrenza di territori limitrofi e vince chi fa le offerte migliori». Federlaberghi ha incontrato la scorsa settimana l’Anci. «Abbiamo espresso la netta contrarietà a una tassa di soggiorno tout court – dice Bianconi -. Loro ce l’hanno presentata addirittura come un’opportunità. Se è così allora facciamo un discorso sul turismo a tutto tondo parlando di risorse, strategie. E allora saremmo pronti ad azioni condivise per reperire risorse, anche inserendo una “tassa di scopo”, ma le risorse vanno ragionate e cogestite: siamo contrari alla loro bozza di regolamento che riserva al mondo imprenditoriale un ruolo unicamente consultivo». Federalberghi aspetta aperture da questo punto di vista, altrimenti si dice pronta a ragionare con quei comuni che decidessero di non applicare la tassa attuando «strategie alternative». Un’idea sarebbe di far pagare i turisti non per il soggiorno ma per dei «servizi». «Ciò – secondo Bianconi – stimolerebbe a creare attrattive ulteriori».
Camping penalizzati Altra categoria profondamente contraria è quella dei gestori di camping. Monica Migliorati, presidente Faita-Confcommercio, spiega come «nei 42 campeggi umbri un soggiorno costa mediamente 8 euro al giorno: se si applicano anche solo 50 centesimi si incide moltissimo in percentuale, anche perché i soggiorni sono mediamente di 5-6 giorni, specie al Trasimeno. Noi invece ci giostriamo tra last minute e offerte personalizzate sul filo dei centesimi, il che ci ha fatto crescere, perciò la tassa sarebbe una mazzata».


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