Il pagamento della prima rata Tares slitta a luglio
Il pagamento della prima rata Tares slitta a luglio

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Buone notizie per i contribuenti umbri: il pagamento della prima rata della Tares, la nuova tassa sui rifiuti creata dal governo Monti, slitta da aprile a luglio. La decisione è contenuta nel decreto legge sull’emergenza rifiuti approvato mercoledì dal Senato in prima lettura. All’inizio il testo elaborato dalla commissione Ambiente prevedeva lo slittamento dell’entrata in vigore della tassa da gennaio a luglio, opzione bocciata dalla commissione Bilancio (la proposta era stata formulata con un emendamento dal senatore D’Alì) perché non c’è la copertura finanziaria necessaria per il rinvio. Col passare delle ore arriva così il compromesso, che non ha incontrato l’opposizione dell’esecutivo, di postiticipare solo il pagamento della prima rata allo scopo di alleggerire la pressione fiscale.

Cna: bloccate gli aumenti Prima che questa decisione se presa la Cna umbra, per bocca del presidente regionale Renato Cesca, aveva chiesto agli enti locali di «bloccare gli aumenti per tutto il 2013. Le imprese – dice Cesca – non ne possono più, la misura è ormai colma. Per questo, dopo un 2012 terribile, chiediamo per l’anno in corso il blocco di tutti gli aumenti delle imposte, a cominciare dalla revisione dell’Imu e dalla garanzia che la Tares non si traduca in un ulteriore aggravio per le imprese». «Dal 2009 a oggi – afferma Cesca – abbiamo assistito all’aumento progressivo del costo dello smaltimento dei rifiuti, nonostante l’introduzione della raccolta differenziata e la riduzione del volume totale dei rifiuti. Oggi sentiamo che la Tares si tradurrà in ulteriori, sensibili, aumenti. Ci chiediamo cosa ci sia alla base di questo circuito perverso. Azzardiamo: forse va cambiato qualcosa nell’organizzazione dell’intero sistema di raccolta, stoccaggio e smaltimento? Forse le percentuali reali di raccolta differenziata sono diverse da quelle sbandierate? Pretendiamo una risposta chiara a questi interrogativi»

Imu, serve inversione nel 2013 L’associazione torna poi all’attacco dell’Imu e del fatto che molti Comuni umbri hanno considerato gli immobili produttivi «allo stesso livello di quelli di pregio: per il 2013 – dice il direttore provinciale della Cna Roberto Giannangeli – pretendiamo una completa inversione di tendenza e l’applicazione delle aliquote minime». A non convincere la Cna è anche la spiegazione delle amministrazioni, che sostengono come altrimenti non si può fare, pena il taglio dei servizi: «Non ci si venga a raccontare – dice Giannangeli -, come provano a fare alcuni assessori comunali, che gli aumenti delle imposte servono a garantire i servizi pubblici perché non ci crediamo più e non siamo più disposti ad accettarlo: noi siamo convinti che a pressione fiscale invariata sia possibile migliorare i servizi per i cittadini agendo sulla riorganizzazione dell’amministrazione pubblica e componendo in modo diverso i contenuti della sua spesa».

Federmobili: consumi -40% A gridare tutto il proprio dolore non è però solo la Cna. Al coro si aggiunge anche Federmobili che, ricordando come «imposte e tariffe stanno portando al collasso gli imprenditori», snocciola i numeri della crisi: in cinque anni, secondo l’associazione, la filiera legno-arredo ha lasciato per strada 14 miliardi di fatturato, 52 mila posti di lavoro e consumi in picchiata del 40%. E così, stretta «tra due fuochi, il calo drammatico dei consumi e l’aumento insostenibile della tassazione», Federmobili chiede alle forze politiche «di estendere – dice il presidente di Federmobili Perugia Marco Fantauzzi – la detrazione Irpef del 50% agli arredi destinati alle abitazioni oggetto di interventi di ristrutturazione. Una misura che garantirebbe un incremento dei consumi nazionali di arredamento pari a oltre 1 miliardo di euro nel primo semestre 2013, con evidenti benefici a ‘cascata’ su numerosi altri settori».

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