di Marta Rosati
Ha fatto l’autista per i dirigenti dell’acciaieria di Terni per vent’anni e tra un viaggio e l’altro deve per forza di cose averne sentite tante; riunioni telefoniche, indiscrezioni, appuntamenti, ma magari anche lamentele e fatti personali dei manager. Informazioni rimaste sempre riservate, come impone quel ruolo. Una cosa però, a Umbria 24, a distanza di ben sette anni dall’accaduto, il 48enne Marco Tazza, addetto alla vigilanza Ast, per ‘Storie d’acciaio’ la rivela: fu lui, all’alba del primo agosto 2014, seguendo passo passo le indicazioni della polizia, complici due agenti donne che riuscirono a introdursi nella palazzina di viale Brin, a portare fuori dal perimetro aziendale l’allora amministratore delegato di Acciai speciali Terni, Lucia Morselli. La manager era assieme al capo del personale e i legali, all’interno del proprio ufficio, di fatto ostaggio di centinaia e centinaia di lavoratori che dopo aver sfondato la porta d’ingresso dell’edificio, minavano la sicurezza dei presenti nel tentativo di impedire la suddivisione in varie società, delle controllate di Ast; un’operazione percepita come una minaccia, un indebolibento del sito nel suo complesso, nell’ambito di una vertenza che aveva già conosciuto molti momenti di tensione e svariate forme di protesta.
Palazzina occupata «Iniziato quel pomeriggio del 31 luglio 2014 con l’occupazione della palazzina di viale Brin da parte di centinaia e centinaia di lavoratori, dai vertici aziendali ci imposero di restare oltre l’orario ordinario di lavoro in attesa dell’evolvere della situazione. Ero insieme ad un collega, anche lui autista, in un ufficio dalla parte opposta della strada. Saremmo dovuti uscire nel pomeriggio invece fummo costretti a rimanere sino al giorno successivo. All’alba mi chiesero di entrare in azione senza dare nell’occhio, per porre fine a quella situazione». Via la divisa e in mano le chiavi di una Golf grigia, una macchina diversa da quella sulla quale solitamente Morselli viaggiava accompagnata. «Uscito dal cancello di viale Brin (lato banca), imboccai la Valnerina e da zona Cervara raggiunsi strada di Santa Maria Maddalena dalla quale arrivai al cancello dal lato opposto dello stabilimento dove erano stati posizionati dei coils per ostruire il passaggio». L’esperienza evidentemente consentì una manovra lesta tanto in ingresso quanto in uscita. «Sul posto dei celerini e anche il questore, a piedi. Alla Morselli fecero indossare l’elmetto per confonderla coi manifestanti. Mi sono avvicinato lentamente in retromarcia ed è salita assieme alle due poliziotte».
Storie d’acciaio Tazza conferma che un furgone fu sfrenato contro la vettura, per fortuna senza che l’impatto si rivelasse significativo: «Sfiorò un angolo posteriore della macchina ma riuscii di nuovo a passare tra i coils e il muro uscendo dal cancello su retro». Così, attorno alle 5 del primo agosto, grazie al diversivo che consentì di spostare l’attenzione di molti altrove, cominciò la fuga con la scorta, lungo strada di Santa Maria Maddalena, per San Valentino e via fino alla superstrada dove una macchina della polizia ha recuperato le due agenti ed è rientrata a Terni mentre l’altra ha seguito la Golf fino a Roma. Quella sera l’ex Ad di Ast si fece lasciare nei pressi dell’ospedale Gemelli. Tazza invece rientrò a Terni e, senza dormire, riprese il regolare servizio fino alla fine del nuovo turno nel tardo pomeriggio, iniziando da subito a fare i conti coi sospetti di chi era sicuro di averlo riconosciuto nella notte a bordo della Golf. Ed era proprio così. Si era occupato di accompagnare l’amministratore delegato tante volte, quella era solo una in più, senza dubbio in un contesto straordinario e particolarmente delicato, una di quelle indimenticabili insomma.
