Un treno Jazz

di M.T.

Ferrovie dello stato conclude l’operazione con cui si riprende ‘100 stazioni’ e lancia il piano per 600 ‘hub intermodali intelligenti’.

L’operazione Vuol dire che quelle stazioni ferroviarie fino ad oggi gestite da Archimede 1, del gruppo Sava, ma di proprietà di Fs, ora ritornano alla gestione di Ferrovie dello stato. E grazie a questo si compie un piano in avanti verso l’obiettivo del piano industriale che prevede, in Italia, 600 stazioni intelligenti, in grado di offrire mobilità integrata con più mezzi di trasporto e servizi innovativi.

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Cosa cambia in Umbria Per l’Umbria cambia che 4 delle nostre stazioni ferroviarie rientrano nel progetto delle 600 smart station. E sono quelle di Perugia e di Terni, e poi quella di Assisi e di Foligno. Oltre a una ristrutturazione architettonica – spiega Fs a Umbria24 – in parte già compiuta, come a Perugia, a Foligno e ad Assisi, in parte in compimento come a Terni, il progetto prevede appunto l’intermodalità. Ovvero qui, come nel resto delle 596 restanti stazioni ferroviarie italiane che rientrano nel piano, saranno realizzati quelli che Fs chiama ‘hub intermodali’, ovvero stazioni dotate di terminal per i bus, parcheggi, autonoleggio, car sharing/bike sharing, ricariche veicoli elettrici, in grado di offrire utili servizi ancillari e nuove funzioni, dai temporary office agli incubatori di start up.

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I particolari L’operazione dell’acquisizione del 40% di ‘Centostazioni’ è costata a Fs 65,6 milioni di euro e si è conclusa lunedì mattina a Milano.  Queste 600 stazioni italiane, ha detto Renato Mazzoncini, sono «destinate a diventare il cuore pulsante di un sistema di infrastrutture e servizi di mobilità integrata, come previsto dal Piano industriale 2017-2026».

 

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