di Daniele Bovi
Le turbolenze sul debito sovrano continuano a far sentire le loro conseguenze sull’Umbria. Dopo il taglio deciso da Moody’s in ottobre (da Aa3 ad A2) e quello precedente di Standard & Poor’s in settembre (da A+ ad A) è ancora quest’ultima a comunicare, tramite una nota, di aver declassato il rating sul debito della Regione da A a BBB+. La decisione è semplicemente una conseguenza tecnica dei criteri adottati dall’agenzia per la classificazione del rating degli enti locali, che non può essere superiore a quello sovrano. Ossia, in questo caso, a quello italiano. A seguito del calo dell’Italia da A a BBB+ dello scorso 13 gennaio quindi, l’agenzia ha «a cascata» ridotto i rating a 12 enti locali fra cui le città di Roma, Milano, Firenze, Bologna Genova e le regioni di Campania, Emilia, Sicilia, Liguria, Marche, Friuli e la provincia di Roma oltre alla già citata Umbria.
ECCO COME E QUANTO E’ INDEBITATA LA REGIONE
Terzo declassamento Quello deciso da S&P’s è il terzo declassamento in pochi mesi che la Regione subisce a causa della grave crisi del debito sovrano italiano degli ultimi mesi. Solo nel febbraio scorso infatti S&P’s confermava il rating A+ della Regione con prospettive stabili mentre ora, come riportato nella nota dell’agenzia, l’outlook dell’Umbria, ossia le prospettive, sono negative. «L’outlook negativo relativo agli enti locali – spiega sempre l’agenzia – riflette quello altrettanto negativo della Repubblica italiana».
I criteri La decisione quindi, come detto, è figlia dei criteri adottati dall’agenzia. Una possibilità di non subire il declassamento automatico in realtà c’è. Secondo le regole internazionali adottate da S&P’s infatti il rating di un ente locale può essere superiore a quello sovrano solo in alcuni specifici casi. Tra questi la capacità di saper mantenere caratteristiche di credito «più forti» rispetto a quelle sovrane in uno scenario difficile. Un’opzione che sottintende una non stretta dipendenza dell’ente locale dai governi nazionali per quanto riguarda le entrate. Un’altra possibilità è quella di avere un’economia più diversificata e ricca di quella nazionale complessivamente intesa. Un’altra ancora è un quadro istituzionale in grado di poter limitare i rischi connessi a un peggioramento del debito sovrano attraverso un alto grado di flessibilità finanziaria.

