Pasta Spigadoro

di Chiara Fabrizi

«Inutile girarci intorno: la trattativa con Quattrociocchi è saltata definitivamente e dopo mesi di lavoro quello che ci resta in mano è un deficit di fiducia verso clienti e fornitori che non sarà facile sanare e il compito altrettanto arduo di far decollare nuove trattative con altri investitori». Senza scordare i 55 lavoratori. A parlare è Giuseppe Podella, sulla carta consulente tecnico della Spigadoro spa, ma da sempre l’uomo che a Foligno rappresenta gli interessi della famiglia Podella, proprietaria dello storico pastificio. E’ lui, e non Aldo, il referente che qualche giorno fa il sindaco Nando Mismetti ha voluto incontrare. Dopo la sorpresa della rottura della trattativa, un importante importatore tedesco ha contattato Umbria24.it per porre domande, che abbiamo girato all’azienda.

«Avevamo firmato il contratto preliminare» Erano mesi che le trattative tra la famiglia Podella e la cordata di imprenditori laziali capitanati dal professore Bernardino Quattrociocchi andavano avanti nell’ombra. Settimane che erano servite per definire il quadro del contratto di affitto di un ramo di azienda con relativo impegno all’acquisto. E tutto sembrava pronto. «Avevamo firmato il contratto preliminare – spiega Giuseppe Podella – loro avevano preparato 36 lettere di riassunzione, contattato clienti e fornitori, sembrava tutto in ordine e a mancare era solo l’ultimo passaggio, quello notarile». Che, però, non c’è mai stato.

«Devono essergli mancate le linee di credito» Cosa sia successo negli ultimi sette giorni resta ancora oggi un mistero. Ricomporre il puzzle non è affatto cosa semplice. Ma Podella a quanto pare la sua verità ce l’ha e non ha problemi a raccontarla. «Non gli hanno concesso gli affidamenti bancari mi pare evidente – spiega – non so se qualcuno dei soci si è tirato indietro facendo mancare il proprio appoggio, di certo c’è che questa è un’azienda che richiede un investimento di sette milioni solo per marchio, macchinari e magazzino, più c’è il leasing sull’opificio e il fabbisogno finanziario per far girare un’azienda che fattura 18 milioni di euro l’anno, non è uno scherzo, la produzione non si manda avanti con le chiacchiere ci vogliono garanzie».

Partivano con 40mila euro E voi trattavate senza garanzie? «No, loro hanno costituito la nuova società (la Pasta Spigadoro srl, ndr) con 40 mila euro, naturalmente avrebbero dovuto fare un aumento di capitale che, però, non è mai arrivato e alla fine hanno pensato bene di fermarsi prima di trovarsi con i fornitori addosso e quindi di far saltare tutto a cose praticamente fatte». E ora è tutto da rifare.

«Riprendiamo trattative» Saltato definitivamente l’accordo con la cordata laziale la famiglia Podella si dice pronta a tentare di riallacciare i contatti con quelle aziende, a quanto pare un paio, che avevano mostrato un certo interesse per i quattro marchi della Spigadoro spa. «Intanto stiamo contattato gli importatori – dice Podella – spiegando la situazione e chiedendo tempo, contemporaneamente cerchiamo di far ripartire le trattative, non ho idea di quanto ci vorrà, il periodo non è buono si sa, ma al principio c’erano diverse richieste e ora le stiamo riprendendo in mano con la speranza di individuare a stretto giro una soluzione». Intanto un’altra eccellenza umbra nota in tutto il mondo resta chiusa. E i 55 lavoratori a casa.