di Dan. Bo.

C’è anche l’Umbria nel gruppo delle regioni di testa per quanto riguarda un tema (vedi la cosiddetta «bad bank») del quale molto si sta discutendo in queste ore, ovvero quello delle sofferenze bancarie. A renderlo noto è l’ufficio studi della Cgia di Mestre in un report pubblicato sabato mattina. Se a livello nazionale le sofferenze, ovvero i crediti bancari ormai difficilmente esigibili, ammontano all’11,6 per cento del totale degli impieghi, questa percentuale in Umbria (i dati sono aggiornati al novembre 2015 e sono stati elaborati sui numeri forniti dalla Banca d’Italia) sale fino a quota 16,5 per cento. Tradotto in euro questo significa che su 21,8 miliardi di euro di impieghi, le sofferenze nel Cuore verde hanno toccato quota 3,6 miliardi di euro, con un aumento del 109 per cento rispetto al 2011, mentre la media nazionale parla di un +92,6 per cento e quella delle regioni del Centro di un +98,6 per cento.

I numeri In termini percentuali, davanti all’Umbria ci sono solo Molise (20,7 per cento), Basilicata (19,9 per cento), Marche (19,1 per cento), Abruzzo (18,7 per cento) e Sicilia (16,5 per cento). E se si guarda poi al raffronto temporale tra il 2015 e il 2011, anche in questo caso l’Umbria è tra i primi posti: davanti ci sono infatti solo Marche (+122,5 per cento), Abruzzo (+124,7 per cento), Toscana (+113,3 per cento), Liguria (+119,9 per cento) e Trentino (+127,7 per cento). Spostando l’analisi a livello provinciale, Perugia e Terni si piazzano ai piani alti: quest’ultima è al 36esimo posto con 773 milioni di euro di sofferenze a fronte di impieghi per 4 miliardi 671 milioni di euro (+119 per cento dal 2011) mentre Perugia è al 38esimo con 2 miliardi 836 milioni di crediti di dubbia esigibilità su un totale di impieghi pari a 17,1 miliardi di euro (+106,5 per cento). Per entrambe, la percentuale di sofferenze sul totale di finanziamenti concessi è del 16,5 per cento.

Crisi «L’incidenza del livello delle sofferenze – spiega il coordinatore dell’ufficio studi di Cgia Paolo Zabeo – dipende ovviamente dagli effetti della crisi economica che ha colpito maggiormente le regioni del Mezzogiorno ma anche alcune realtà produttive del Centro Italia come Marche, Umbria e Toscana. L’analisi territoriale evidenzia come le regioni che hanno risentito di meno della spinta delle sofferenze siano state quelle pù legate all’economia dei servizi e al turismo: il Trentino Alto Adige presenta infatti un livello di incidenza al di sotto degli 8 punti percentuali; Valle d’Aosta e Lazio addirittura meno del 7 per cento». E a proposito della bad bank Zabeo osserva che «la creazione di società veicolo nelle quali confluiranno le sofferenze bancarie rappresenta una condizione necessaria per la ripresa del credito in Italia. In effetti, nonostante le operazioni Tltro e l’inondata di liquidità attraverso il quantitative easing, il credito alle imprese stenta a ripartire. I nuovi strumenti dovrebbero portare serenità al sistema bancario italiano e si auspica quindi una pronta spinta per nuove operazioni di finanziamento, fondamentali per accompagnare gli investimenti delle imprese e la ripresa economica. I benefici dovrebbero avvertirsi in tutti i territori, specie quelli più interessati dal livello delle sofferenze, ma i tempi stringono perché queste hanno raggiunto soglie record».

Twitter @DanieleBovi

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