«Le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Arvedi Ast, Dimitri Menecali, sui costi ormai insostenibili dell’energia e sui conseguenti rischi per la continuità produttiva e occupazionale dello stabilimento di Terni confermano tutte le preoccupazioni che da tempo manifestiamo sulla siderurgia e nello specifico sull’Ast di Terni e guarda caso vengono affermate nel peggior momento in cui verte l’ex Ilva e il progetto di Piombino
non decolla». Così il segretario nazionale Fiom Loris Scarpa e il territoriale Alessandro Rampiconi in una nota. Fanno eco dalla Fim Cisl, Valerio D’Alò e Simone Liti: «Se l’obiettivo condiviso è l’elettrificazione della siderurgia non possiamo immaginare che sia proprio il costo dell’energia a metterci fuori gioco e fuori mercato. Pagare quasi 6 volte in più il prezzo che è dovuto negli altri paesi è da se’ un elemento di forte disparità.
Bisogna far sì che gli accordi di programma che si firmano abbiano gambe e realizzazione in tempi certi e, se nelle scorse ore anche il gruppo Arvedi Ast lancia l’allarme perché ne vengano rispettate le condizioni stabilite, si rimane nell’ambito in cui gli industriali non possono avere un quadro certo su cui impostare gli investimenti». La Fismic: «L’appello Arvedi non può essere ignorato». L’Ugl metalmeccanici chiede tavolo permanente. Uilm: «Purtroppo le velocità industriali non sono compatibili con le velocità della politica».
Fiom Cgil «La vicenda Ast, spiegano dalla Fiom rappresenta plasticamente la distanza sempre più profonda tra le istituzioni e la vita reale del Paese. Mentre imprese e lavoratori affrontano quotidianamente gli effetti della crisi energetica, dell’inflazione e dell’aumento generalizzato dei prezzi, a partire da quello dei carburanti, il Governo e le istituzioni continuano a rinviare risposte e decisioni che non sono più procrastinabili. In questi anni Arvedi Ast ha realizzato importanti investimenti produttivi e ambientali. Contestualmente, sono stati stabilizzati oltre 250 lavoratori precedentemente impiegati con contratti di somministrazione, in un percorso che dovrà proseguire anche nei prossimi mesi. A ciò si aggiungono gli accordi sui premi di risultato che, dal 2014 a oggi, hanno determinato un incremento significativo di una parte del salario delle lavoratrici e dei lavoratori. Tutto questo patrimonio industriale, occupazionale e contrattuale non può essere messo a rischio dall’assenza di una politica energetica e industriale nazionale capace di garantire competitività alle produzioni siderurgiche italiane. Le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm hanno richiesto fin dal gennaio 2026 la convocazione del tavolo di monitoraggio dell’Accordo di programma. Dopo oltre sette mesi non è arrivato alcun riscontro. È un silenzio grave e incomprensibile, soprattutto di fronte al progressivo aggravarsi della situazione. Così si rischia di mettere in discussione anche quel percorso di decisa decarbonizzazione che rappresentava il cuore dell’Accordo di programma e che, fino a oggi, è rimasto sostanzialmente lettera morta. Non servono nuove dichiarazioni di principio. Occorre convocare immediatamente il tavolo di monitoraggio dell’Accordo di programma, fare chiarezza sulle risorse disponibili e assumere decisioni concrete sull’energia, sugli investimenti, sull’ambiente e sull’occupazione. Il tempo delle attese è finito. Il futuro produttivo e occupazionale delle aziende siderurgiche e dei territori dove insistono gli stabilimenti non può essere lasciato in balia dei costi energetici e dell’inerzia istituzionale. Quando le istituzioni si allontanano dai problemi concreti, sono sempre le lavoratrici e i lavoratori a rischiare
di pagare due volte: da una parte attraverso l’inflazione e l’aumento del costo della vita; dall’altra attraverso la possibile riduzione dei livelli occupazionali e salariali.
Fim Cisl «Ci sono temi su cui imprese e sindacato devono convergere se si ha a cuore il paese e il sistema industriale. Uno tra questi è la gestione della transizione. Non possiamo continuare a giocare sul terreno europeo se chi gareggia non ha le stesse condizioni abilitanti. Si parte troppo svantaggiati e il Governo deve fornire risposte ai temi caldi che interessano i settori strategici. Non possiamo pretendere investimenti da una parte, ma venir meno alle condizioni che devono favorirli dall’altra. Quando gli acciaieri chiedono condizioni migliorative sui costi energetici non possono che vederci favorevoli perché per noi questo si traduce in meno difficoltà a rilanciare le produzioni, ammodernare gli impianti e di conseguenza, cosa che per noi è prioritaria, poter garantire condizioni migliori ai lavoratori dal punto di vista di salute e sicurezza e modernità dei luoghi di lavoro ma anche dal punto di vista salariale. Gli allarmi lanciati da tutte le parti non possono e non devono cadere nel vuoto. Il tema dei costi energetici deve diventare priorità nell’agenda del governo sul tema transizione, altrimenti ne saremo travolti e rischiamo di perdere un settore fondamentale, quello della siderurgia, in un paese manifatturiero».
Fismic «Le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Arvedi Ast, Dimitri Menecali, sui rischi per la continuità produttiva e occupazionale causati dagli elevati costi dell’energia devono essere prese con la massima serietà. Quando è in discussione il futuro di uno stabilimento strategico e di migliaia di lavoratori, diretti e dell’indotto, il sindacato non può far finta di nulla». Lo dichiarano congiuntamente Sara Rinaudo, segretario generale Fismic Confsal, e Andrea Difino, segretario territoriale Fismic Confsal Terni. «Il divario energetico rispetto a Francia, Germania e Spagna penalizza concretamente la competitività di Ast. Allo stesso tempo, occorre verificare lo stato di attuazione dell’Accordo di programma, che prevede investimenti complessivi per circa 1,13 miliardi di euro. Vogliamo conoscere quanto sia ‘stato effettivamente investito, dove siano state destinate le risorse, quali interventi debbano ancora partire e con quali tempi». «La Fismic Confsal non ha colori politici né intende individuare preventivamente responsabilità. Governo, Regione, istituzioni locali e azienda devono però chiare, ciascuno per la propria parte, quali impegni siano stati rispettati e quali soluzioni intendano adottare», Rinaudo e Difino chiedono quindi la convocazione urgente di un incontro comune con azienda, organizzazioni sindacali e istituzioni coinvolte, per fare il punto su energia, investimenti, prospettive produttive e garanzie occupazionali. «Non servono contrapposizioni politiche o nuove dichiarazioni di principio. Servono dati verificabili, tempi definiti e responsabilità chiare, La priorità della Fismic Confsal resta una sola: difendere il futuro industriale di Terni e il lavoro».
Ugl «Il problema energetico non nasce oggi – rammenta il segretario provinciale dell’Ugl metalmeccanici Daniele Francescangeli -. L’Ugl lo affronta da anni nelle sedi nazionali ed europee, difendendo la siderurgia, contrastando il dumping, sostenendo il mercato europeo, la gestione del rottame inox, la revisione dei costi Ets e lo sviluppo del nucleare sicuro e sostenibile. Quando Ast fu sanzionata dall’Unione Europea per la vicenda delle tariffe energetiche e degli aiuti di Stato, l’Ugl si mobilitò a Bruxelles e nel Parlamento Europeo per difendere lo stabilimento e i lavoratori. I lavoratori non possono apprendere dalla stampa che il loro futuro è a rischio. Chiediamo quindi l’apertura immediata di un tavolo permanente con chi ha firmato l’Accordo di Programma, assumendosi ognuno le proprie competenze e responsabilità. Servono soluzioni concrete, tempi certi e impegni verificabili, lavoro svolto e relazioni istituzionali».
Uilm «Sono Preoccupato – esordisce Simone Lucchetti della Uilm -. Oggi il costo dell’energia è diventato un elemento di competitività importante che incide oltre il 40% sul costo di produzione. Ast/Arvedi, del resto, come tutte le aziende energivore paga la corrente in maniera doppia e in qualche situazione tripla rispetto hai nostri concorrenti europei. Questa cosa è inaccettabile. Credo che tutti dobbiamo essere messi nelle stesse condizioni per partecipare ad una concorrenza leale tra i vari siti industriali europei. Il rischio è che si vanifichi tutti gli sforzi fatti dai lavoratori in termini di produttività e tutti gli investimenti che l’azienda ha messo in campo, investimenti importanti, che servono a traguardare un futuro che un po’ di anni fa sembrava incerto e che oggi con Arvedi, finalmente, si può intravedere una prospettiva. Il problema è che Se il nostro prodotto sul mercato costa troppo, perchè i costi energetici incidono molto, è complicato essere competitivi. Sono diversi mesi che abbiamo chiesto l’incontro di verifica per l’accordo di programma al ministero per capire a che punto siamo. Ancora attendiamo una risposta. Purtroppo le velocità industriali non sono compatibili con le velocità della politica. Non si riesce a livello generale fare sistema su un tema fondamentale per l’industria. Questo è un problema. Occorre che il governo e la politica intervengano sul tema del costo dell’energia per scongiurare che questa situazione non porti ad una messa in discussione dei livelli produttivi, dei livelli occupazionali e degli investimenti futuri. Noi non possiamo accettare che il prezzo delle mancate decisioni, per la risoluzione del problema, venga pagato dai lavoratori».
